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Il Journal of American Physicians and
Surgeons nel volume 9 numero 3 del 2004 ha pubblicato uno studio
dettagliato e curato contenente considerazioni sul legame tra vaccino
antimorbillo-parotite-rosolia ed
autismo.
I due autori, ricercatori e medici, Yazbak e Goldman smontano pezzo
per pezzo lo studio danese di Madsen et al. pubblicato nel 2002 che
rigettava l'ipotesi di correlazione e pareva voler mettere una pietra
sopra alla questione.
Quello studio era diventato la bandiera dietro la quale era stata condotta
la feroce battaglia al medico Andrew Wakefield, primo a pubblicare su casi
clinici che mostravano il legame tra vaccino e autismo su Lancet.
Lo studio del J. of Ph. and Sur. ora constata e dimostra errori statistici
e di metodo che invaliderebbero l'intero studio di Madsen.
Testo
integrale dello studio in:
www.jpands.org/vol9no3/goldman.pdf
Il
sistema di registrazione degli effetti collaterali da vaccino (Vaers)
della FDA riceve circa 11.000 segnalazioni annuali di reazioni avverse da
vaccino, di cui circa l'1% (112) sono morti per effetti da vaccino. La
maggior parte di queste segnalazioni sono fatte da medici e la maggior
parte delle morti sono attribuite al vaccino anti pertosse, la
"P" in DPT.
Questo dato da solo è allarmante, ma è solo la punta dell'iceberg.
La
FDA stima che solo il 10% delle reazioni avverse da vaccino sono
riportate, un dato sopportato dagli studi del Centro nazionale per le
informazioni sui vaccini (Nvic).
Infatti, il Nvic riporta che "a New York solo 1 medico su 40 (2,5%)
conferma che una morte o una malattia sia conseguente alla
vaccinazione", quindi il 97,5% delle morti e delle malattie correlate
ai vaccini vengono ignorate.
Mettendo
da parte le implicazioni per l'integrità della professionalità medica (i
medici sono obbligati per legge a denunciare gli effetti da vaccino),
tutto ciò suggerisce che le morti da vaccino attualmente dovrebbero
essere più di 1.000 all'anno.
Con
la pertosse, il numero delle morti per vaccino fa apparire piccolo il
numero delle morti per malattia, che è intorno alle 10 ogni anno in
accordo con il CDC, e 8 nel 1993, l'ultimo picco di incidenza annuale (la
pertosse ha cicli di 3-4 anni, ma non la vaccinazione).
Messa giù semplicemente, il vaccino è 100 volte più mortale della
malattia.
Se non fosse per i molti casi in cui popolazione altamente vaccinate hanno
contratto la malattia, e per il fatto che la malattia era già diminuita
fortemente prima dell'obbligatorietà del vaccino (le morti per pertosse
diminuirono del 79% prima del vaccino), tutto ciò sarebbe sconosciuto, ma
ora è dura considerarlo un sacrificio necessario per il bene di una
società libera da malattie.
Sfortunatamente
la storia delle morti da vaccino non finisce qui.
Studi nazionali e
internazionali hanno dimostrato che le vaccinazioni sono una causa della Sids,
Sindrome da morte infantile improvvisa: una diagnosi onnicomprensiva
per i casi in cui la causa di morti è sconosciuta; si stima una
percentuale di 5 su 10.000 casi ogni anno negli Usa.
Uno studio rivela che i picchi di incidenza di Aids si riscontrano all'età
di 2-4 mesi negli Usa, precisamente quando vengono somministrati le prime
due dosi di vaccino.
Ci sono anche studi che mirano a trovano l'assenza di relazioni tra Aids e
vaccini. Comunque, molti di questi sono invalidati da un altro studio che
rivela come la pratica del confondere abbia distorto i risultati a favore
dei vaccini.
E'
sbagliato scegliere la prudenza ? Questa credibile correlazione tra vaccini
e morti infantili non dovrebbe essere la causa di un meticoloso e diffuso
monitoraggio dello stato delle vaccinazioni in tutti i casi di Aids ?
Nella
metà degli anni '70 Il Giappone innalzò l'età vaccinabile da 2 mesi a 2
anni; l'incidenza di Aids diminuì vertiginosamente .
Malgrado
ciò, la comunità medica degli Usa ha scelto una posizione di rifiuto.
I magistrati che indagano sulle cause di morte (Coroner) rifiutano di
segnalare lo stato vaccinale delle vittime da Aids e famiglie
insospettabili continuano a pagare il prezzo, non conoscendo i pericoli e
private del diritto di scegliere.
I
rapporti sugli effetti collaterali suggeriscono anche che il numero totale
di reazioni avverse ogni anno sia attualmente più di 100.000. A causa
delle mancate segnalazioni dei medici, nessuno conosce quante di queste
sono permanenti disabilità, ma le statistiche suggeriscono che sono molto
più alte delle morti.
Questa convinzione è rafforzata da uno studio che rivela come 1 bambino
su 175 che hanno completato la serie del DPT soffre di "gravi
reazioni" e un rapporto medico destinato alle autorità rivela che 1
su 300 immunizzazioni con DPT sfocia in attacchi.
In
Inghilterra si assistette a un crollo delle morti per pertosse da quando
la percentuale di vaccinazione è scesa dall'80 al 30% nella metà degli
anni '70.
Lo
studio dell'epidemiologo svedese B. Trolfors sull'efficacia e la tossicità
del vaccino antipertosse nel mondo rivelò che "la mortalità
associata alla pertosse è correntemente molto bassa nei paesi
industrializzati e non si riscontrano differenze comparando paesi con
alta, bassa o nulla percentuale di immunizzazione".
Egli
rivelò anche che Inghilterra, Gallese Germania Ovest avevano più esiti
mortali da pertosse nel 1970 quando la percentuale di vaccinazione era
alta rispetto alla seconda metà degli anni '80 quando la percentuale era
diminuita.
Le
vaccinazioni ci costano molto di più che la vita e la salute dei nostri
bambini.
Il programma del governo federale per il risarcimento dei danni da vaccino
negli Usa (Nvicp) ha pagato più di 650,6 milioni di dollari a genitori di
bambini morti o resi disabili dai vaccini, una media di 90 milioni
all'anno per i contribuenti.
Il Nvicp ha ricevuto più di 5.000 richieste
dall'88, incluse oltre 700 morti da vaccino, e ci sono ancora oltre 2000
casi pendenti di morte o malattia per i quali potranno occorrere anni
prima di arrivare alla conclusione.
Nel frattempo, le compagnie farmaceutiche hanno un mercato sicuro:
i vaccini sono legalmente previsti da tutti i 50 stati Usa (sebbene
facilmente evitabili legalmente), ma queste stesse compagnie sono
"immuni" dalla responsabilità per le conseguenze dei loro
prodotti. Inoltre, è permesso loro di usare metodi che impediscono, negli
accomodamenti legali per risarcimento di danni da vaccino, la diffusione
di informazioni al pubblico circa i pericoli delle vaccinazioni.
Questi
compromessi sono chiaramente non etici esse costringono il pubblico
americano che non esprime il proprio consenso a pagare per le
responsabilità dei produttori di vaccini, che fanno in modo che questo
stesso pubblico continui ad ignorare i pericoli dei loro prodotti.
E'
anche interessante notare come le compagnie di assicurazione (che fanno i
migliori studi sulle responsabilità) rifiutano di coprire le reazioni
avverse da vaccino.
Le
posizioni delle compagnie farmaceutiche e delle assicurazioni paiono
dunque dettate dai profitti.
Commento
VERITÀ
(NdR):
"Le
morti e gli handicap causati da vaccino sono uno
costo sbalorditivo finanziario e
personale per le famiglie e i
contribuenti".
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Alcuni
DANNI
dei VACCINI
Vaccino
per l'influenza
e sindrome di Guillain-Barrè
La sindrome di Guillain-Barrè è una poliradicoloneurite
demielinizzante che evolve in una progressiva paralisi.
Sebbene l’esatta origine non sia nota, è stato supposto un
meccanismo immunologico con attivazione dell’immunità
umorale e cellulare.
Si ritiene che un’infezione virale (campylobacter jejuni,
virus di Epstein-Barr, virus epatite B, citomegalovirus) possa
determinare un’immunizzazione crociata verso gli antigeni
della mielina.
Diversi vaccini sono stati associati alla comparsa di sindrome
di Guillain-Barrè, ma il vaccino antinfluenzale è quello più
frequentemente interessato.
E’ stato suggerito un ruolo causale del vaccino antinfluenza
A / New Jersey in seguito ad una campagna per la vaccinazione
negli Stati Uniti nel 1976-1977 (1).
Un aumento dei casi riportati di sindrome di Guillain-Barrè,
manifestatisi entro settimane (soprattutto entro le prime 5
settimane) dalla somministrazione del vaccino, ha portato alla
temporanea sospensione del programma di vaccinazione.
Ulteriori indagini hanno dimostrato che l’incidenza della
sindrome era 4-8 volte superiore nella popolazione vaccinata
rispetto alla popolazione generale. Il numero in eccesso di
casi era di 1 caso in più ogni 100.000 vaccinazioni.
Studi epidemiologici che hanno valutato il rischio di sindrome
di Guillain-Barrè non sono stati in grado di riprodurre
questi risultati nelle successive campagne di vaccinazione.
Tuttavia, un’analisi retrospettiva delle campagne di
vaccinazioni effettuata nel 1992-1993 e 1993-1994 ha mostrato
che i casi riportati di sindrome di Guillain-Barrè si
manifestavano principalmente entro le 6 settimane, ma la stima
dell’eccesso del rischio era soltanto 1 caso in più su 1
milione di vaccinazioni (2).
Un’analisi dei dati del Vaccine Adverse Events Reporting
System (VAERS) (3) ha riscontrato
un aumento del rischio di sindrome di Guillain-Barrè acuta e
severa in associazione al vaccino antinfluenzale in confronto
al vaccino tetano+difterite.
Tale studio ha identificato una variazione significativa
nell’incidenza di sindrome di Guillain-Barrè fra le diverse
aziende produttrici del vaccino antinfluenzale, suggerendo che
una diversa concentrazione dell’endotossina in tali vaccini
può essere importante per lo sviluppo della malattia.
Raramente è stato valutato il rischio di recidive della
sindrome di Guillain-Barrè dopo successive vaccinazioni. Un
caso isolato di recidiva della malattia è stato riportato in
2 pazienti rivaccinati con il ceppo implicato nell’epidemia
del 1976 (4), mentre in un altro
caso non vi sono state recidive in un paziente che aveva
ricevute diversi ceppi di virus influenzale nell’arco dei 15
anni successivi all’episodio di sindrome di Guillain-Barrè (5).
Un altro studio condotto su pazienti con precedente storia di
tale sindrome o con poliradicoloneurite infiammatoria cronica
suggerisce che il rischio di ricomparsa di sintomi neurologici
é minimo dopo la vaccinazione soltanto con sintomi minori,
compresi i pazienti in cui è stata suggerita una relazione
temporale tra l’episodio iniziale e una precedente
vaccinazione (6).
Vaccino
per l’epatite B
e
sclerosi
multipla
La sclerosi multipla è un disordine autoimmunitario
infiammatorio del sistema nervoso centrale con una distruzione
della guaina mielinica che circonda i neuroni. E’ noto che
la malattia è causata da un insieme di fattori genetici ed
ambientali, tuttavia non è chiara la sequenza degli eventi
che la scatenano.
Alcuni case report descrivono la manifestazione di sintomi
demielinizzanti subito dopo la vaccinazione (7),
anche se essendo casi isolati non possono garantire una
relazione causale, ma possono rappresentare una semplice
coincidenza temporale. Il primo report che associava il
vaccino per l’epatite B alla demielinizzazione in due
pazienti è stato pubblicato su Lancet nel 1991 (8).
In seguito, alcuni neurologi francesi hanno descritto 35 casi
di demielinizzazione primaria manifestatasi 8 settimane dopo
la vaccinazione per l’epatite B, successivamente confermata
come sclerosi multipla nella metà dei pazienti (9).
Nel 1998, la raccolta delle segnalazioni spontanee di sclerosi
multipla da parte del sistema di farmacovigilanza francese ha
portato il Ministero della Salute a sospendere temporaneamente
il programma di vaccinazione nelle scuole per l’epatite B
iniziato nel 1995.
Nonostante non esistano evidenze dirette a sostegno di una
plausibilità biologica di un’associazione fra vaccino per
l’epatite B e la sclerosi multipla, nella comunità
scientifica e nei media ciò ha provocato un fervido dibattito
e la mancanza di dati epidemiologici contribuisce a tale
confusione.
Dal 1994, più di 1000 segnalazioni di disturbi
demielinizzanti a livello centrale o periferico (di cui
nell’80% dei casi si trattava di sclerosi multipla) sono
state riportate al sistema di farmacovigilanza francese.
L’analisi di queste segnalazioni spontanee non evidenzia
caratteristiche cliniche particolari di tali pazienti e la
maggior parte dei casi corrisponde all’epidemiologia nota
della sclerosi multipla. In particolare, non è stato
identificato nessun caso di sclerosi multipla in bambini al di
sotto dei 3 anni. Inoltre, non vi è una correlazione fra la
comparsa dei sintomi e lo schema di vaccinazione.
In Francia sono stati vaccinati per l’epatite B circa 30
milioni di pazienti, ma i dati delle segnalazioni spontanee
non consentono una corretta valutazione del problema, per tale
motivo sia in Francia che in altri Paesi sono stati condotti
diversi studi epidemiologici.
Anche utilizzando diversi disegni (pre- e post-esposizioni,
caso-controllo, studi di coorte comparativi retrospettivi), 7
studi non sono stati in grado di evidenziare un aumento
statisticamente significativo del rischio di sclerosi multipla
dopo vaccinazione per l’epatite B in soggetti sani, né tra
gli adulti né tra gli adolescenti (10-15).
In base a tali risultati negativi, l’Istituto di Medicina
americano ed altre commissioni d esperti sono arrivati alla
conclusione che vada rigettata l’evidenza di tale
correlazione (16).
Un’analisi rischio-beneficio, su una popolazione di
pre-adolescenti vaccinati in Francia, ha portato alla
conclusione che i benefici associati a tale vaccino superano
notevolmente l’aumento massimo ipotetico del rischio del
primo episodio di malattia demielinizzante centrale (17).
Soltanto uno studio caso-controllo molto recente all’interno
del General Practice Research Database suggerisce che il
vaccino ricombinante per l’epatite B somministrato entro i 3
anni prima dell’esordio dei primi sintomi della sclerosi
multipla può essere associato ad un aumento significativo del
rischio di malattia (18).
Bisogna sottolineare però che la maggior parte degli studi
risultati negativi mancavano di un potere statistico tale da
rilevare anche un lieve aumento dell’incidenza della
patologia. L’esistenza di una sottopopolazione suscettibile
ad un maggior rischio di sviluppare la malattia può non
causare un aumento globale dell’incidenza della malattia e
pertanto non può essere escluso.
Inoltre, nonostante i case report individuali, le evidenze
epidemiologiche attuali non sostengono un’associazione
causale con diversi altri vaccini (quali influenza, tetano,
morbillo, parotite, rosolia) e l’esordio o l’esacerbazione
della malattia demielinizzante del sistema nervoso centrale,
al di là del tempo di vaccinazione (11).
Vaccinazione
e
diabete
di tipo 1 (Usa
aumento Diabete dopo campagna vaccinale)
Si ritiene che fattori genetici ed ambientali siano coinvolti
nell’insorgenza del diabete mellito di tipo 1, una malattia
che deriva dalla distruzione autoimmune delle cellule beta
pancreatiche. Inoltre, alcune evidenze suggeriscono un ruolo
delle infezione nella patogenesi di tale malattia in soggetti
predisposti, ma i meccanismi con cui l’infezione virale
provoca diabete autoimmune non sono ancora chiariti (19).
Diversi dati sperimentali hanno suggerito che la vaccinazione
potrebbe proteggere o aggravare la comparsa di diabete, in
base al momento della vaccinazione (20).
In accordo a ciò, Classen e Classen (21)
hanno ipotizzato che diversi vaccini somministrati alla
nascita possono ridurre il rischio di sviluppare diabete
mellito mentre la vaccinazione effettuata a 2 mesi dalla
nascita ne aumenta il rischio.
Tale teoria è basata sui risultati di un aumento del rischio
di diabete autoimmune in topi diabetici non obesi (NOD) dopo
somministrazione di vaccini pediatrici (22).
Tuttavia altri ricercatori, che hanno utilizzato lo stesso
modello animale e un simile schema di vaccinazione, non sono
stati in grado di riprodurre gli stessi risultati dopo 10, 12
e 14 settimane e hanno persino suggerito una lieve riduzione
dell’incidenza di diabete autoimmune o una moderata
riduzione della glicemia (23).
La raccolta dei dati relativi agli esseri umani da diversi
studi epidemiologici non conferma un’associazione causale
fra vaccinazione e aumento del rischio del diabete di tipo 1 (19).
Studi caso-controllo o ecologici indicano che né il vaccino
per la pertosse né quello per la tubercolosi hanno un effetto
significativo sull’incidenza della malattia diabetica (24,25).
In uno studio caso-controllo canadese, l’incidenza relativa
al vaccino BCG era simile nei pazienti con diabete di tipo 1 e
nei controlli. Tuttavia, gli autori suggeriscono un ritardo
nell’insorgenza di diabete nel gruppo vaccinato alla nascita
rispetto ai non vaccinati (26).
Uno studio caso-controllo svedese non ha evidenziato un
aumento del rischio di diabete a seguito di altre
vaccinazioni, addirittura con il vaccino per il morbillo è
stata riscontrata una riduzione del rischio (27).
Un ampio studio caso-controllo basato sulla popolazione ha
utilizzato i dati di 4 Organizzazioni Sanitarie (HMO) negli
Stati Uniti in modo da esaminare gli effetti di diversi
vaccini (28). I bambini con
diabete mellito di tipo 1 congenito sono stati accoppiati a 3
controlli in base al tipo di HMO, al sesso, alla data di
nascita e durata del programma sanitario.
Valutando 252 casi di diabete mellito di tipo 1 e 768
controlli, non è stato evidenziato un aumento del rischio di
diabete con nessun vaccino somministrato di routine.
Non vi era differenza nel rischio di diabete fra bambini
vaccinati alla nascita contro l’epatite B e quelli che hanno
ricevuto la loro prima dose a 2 mesi dalla nascita o
successivamente, suggerendo che la data di vaccinazione non
influiva sulla probabilità di sviluppare diabete. Infine uno
studio caso-controllo su 317 bambini con familiarità (primo
grado) per diabete mellito di tipo 1 non ha dimostrato
un’associazione significativa fra lo sviluppo di autoimmunità
verso le cellule beta e l’esposizione a più vaccini e
nessuna influenza rispetto al momento dell’esposizione (29).
In Finlandia, il dibattito è stato focalizzato sul possibile
aumento del rischio d’incidenza del diabete mellito di tipo
1 associato temporalmente con l’introduzione a livello
nazionale del vaccino contro l’haemophilus influenzae
di tipo B (Hib). Tuttavia, un ampio studio di follow-up della
durata di 10 anni su 110.000 bambini finlandesi, che hanno
partecipato ad un trial clinico sul vaccino Hib, non ha
evidenziato un aumento del rischio di diabete nei bambini
vaccinati per la prima volta all’età di 24 mesi in
confronto ad una coorte nata nei precedenti 24 mesi prima del
periodo di vaccinazione (30).
Classen e Classen (31) hanno
ri-analizzato questi dati, giungendo alla conclusione che vi
era un aumento dell’incidenza cumulativa nei bambini
vaccinati a 3 mesi che hanno ricevuto 4 dosi rispetto ai non
vaccinati.
Un altro studio di follow-up, della durata di 10 anni condotto
su bambini statunitensi, non è riuscito ad identificare un
aumento del rischio di diabete da Hib (32).
Uno studio recente suggerisce che l’Hib rappresenti un
fattore di rischio per lo sviluppo di autoanticorpi misurati
ad un anno di età (33).Gli
autori ipotizzano che tale vaccino provochi un effetto
policlonale stimolante aspecifico con un’importanza clinica
maggiore in presenza di altri fattori che stimolano le cellule
beta.
Sebbene siano necessari ulteriori dati riguardanti gli effetti
del vaccino Hib per risolvere tale problematica, non è chiaro
se il vaccino può essere associato ad un aumento del rischio
di diabete, indipendentemente dal tempo della vaccinazione e
dal fatto che i bambini abbiano familiarità per il diabete.
Vaccinazione
e artrite reumatoide e lupus
Le uniche evidenze si basano su case report isolati e su
piccoli gruppi di pazienti che sviluppano artrite reumatoide e
lupus eritematoso sistemico alcuni giorni o settimane dopo la
vaccinazione (7,34).
La presenza dell’antigene HLA B27 nella maggior parte dei
pazienti che sviluppano artrite reumatoide suggerisce un
possibile ruolo della vaccinazione in soggetti predisposti.
Poiché la maggior parte delle segnalazioni riguardano il
vaccino per l’epatite (35,36),
sono stati effettuati due studi caso-controllo utilizzando i
dati inglesi del General Practice Research Database, allo
scopo di esaminare una possibile associazione tra il vaccino
per l’epatite B ed il rischio di artrite reumatoide o lupus (37,38).
I risultati non hanno evidenziato un aumento del rischio di
entrambe le malattie dopo vaccino per l’epatite B e, dal
momento che esiste un notevole incremento del rischio di lupus
nella sottopopolazione di pazienti con più di 40 anni, è
necessario ampliare gli studi.
Vaccinazione
nei pazienti affetti da malattia autoimmune
In uno studio randomizzato in doppio cieco su 104 pazienti con
sclerosi multipla, il rischio di relapse o progressione della
malattia in un periodo di follow-up di 6 mesi è risultato
simile nei pazienti esposti a vaccino antinfluenzale o a
placebo (39). Un ampio studio
caso-crossover utilizzando i dati di 643 pazienti inclusi nel
Database Europeo per la Sclerosi Multipla non è stato in
grado di identificare un aumento del rischio di relapse nei 2
mesi successivi alla vaccinazione per epatite B, tetano e
influenza in confronto ai periodi controllo senza vaccinazione
(40). Tuttavia, bisogna
sottolineare che tali risultati si basavano soltanto su 89
pazienti vaccinati nei 12 mesi prima del giorno del
“relapse” della sclerosi multipla.
Il vaccino antinfluenzale non sembra esacerbare i sintomi
dell’artrite reumatoide o l’attività del lupus
eritematoso sistemico, se si fa un confronto rispetto a
soggetti non vaccinati(34,41,42).
Risultati simili sono stati riportati in pazienti affetti da
lupus eritematoso sistemico immunizzati con vaccini contro lo
pneumococco, il tossoide del tetano o Hib (34,43).
In un campione di pazienti affetti da artrite reumatoide, la
vaccinazione antiepatite B è stata considerata sicura
rispetto alla mancata vaccinazione (44).
Sebbene sia necessaria un’ulteriore indagine, tali studi
indicano che la vaccinazione non deve essere scoraggiata nei
pazienti affetti da una malattia autoimmune progressiva.
Conclusione
Sebbene i vaccini di solito siano considerati sicuri,
esiste
un dibattito riguardante gli effetti avversi potenzialmente
severi. In passato molti
ricercatori hanno indagato su una
possibile correlazione fra immunizzazione e comparsa di
malattie autoimmuni, ma in base ai dati disponibili non sono
emerse delle evidenze conclusive (45).
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Tratto
da:
http://www.farmacovigilanza.org/corsi/041031-01.asp
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I
vaccini sono efficaci ?
La letteratura medica ha un numero sorprendente di studi che documentano il fallimento dei vaccini.
Le epidemie di morbillo, parotite, vaiolo, polio e
epatite B sono tutte capitate in popolazioni vaccinate [11,12,13,14,15].
Nel 1989 il CDC riportava:
"Tra
bambini in età scolastica, le epidemie di morbillo sono capitate in
scuole con un livello di vaccinazioni maggiore del 98% . Sono capitate in
tutte le parti del paese, incluse le aree che non dove per anni non si
erano riscontrati casi di morbillo" .
Il
CDC ha anche riportato un'epidemia di morbillo in una popolazione
vaccinata al 100%.
Uno
studio che ha esaminato il fenomeno, conclude: "L'apparente paradosso
è che non appena la percentuale di immunizzazione da morbillo sale ad
alti livelli in una popolazione, il morbillo diviene una malattia delle
persone immunizzate".
Uno
studio più recente rivela che il morbillo "produce una immuno-soppressione che contribuisce ad aumentare la suscettibilità verso
altre malattie".
Questi
studi suggeriscono che l'obbiettivo di una completa immunizzazione è
controproducente, nozione che si evince dal fatto che le epidemie seguono
la completa immunizzazione di un intero paese. Il Giappone riscontrò un
aumento annuale di vaiolo in seguito all'introduzione del vaccino
obbligatorio nel 1872. Dal 1892, ci furono 29.979 morti e tutti erano
stati vaccinati.
Più
di recente in questo secolo, le Filippine vissero la loro peggiore
epidemia di vaiolo dopo che 8 milioni di persone avevano ricevuto 24,5
milioni di dosi di vaccino; la percentuale di morti era quadruplicata. Nel
1989, l'Omar visse una diffusa epidemia di polio sei mesi dopo aver
raggiunto il 98% dei vaccinati.
In
Usa nel 1986, il 90% di 1300 casi di pertosse in Kansas erano stati
"adeguatamente vaccinati". Il 72% dei casi di pertosse durante
l'epidemia del 1993 a Chicago avevano terminato le loro vaccinazioni.
Se
i bambini non hanno reazioni immediate alla Vaccinazione non c'è nulla di
cui preoccuparsi ?
Gli
effetti
collaterali da vaccino a lungo termine documentati
includono
disordini cronici immunologici e neurologici come l'autismo, iperattività,
difficoltà di attenzione, dislessia, allergie, cancro e altre condizioni,
molte delle quali a mala pena esistevano 30 anni prima delle vaccinazioni
di massa.
I
componenti del vaccino includono adiuvanti come il Thimerosal (mercurio), fosfati
di alluminio (alluminio) e formaldeide = sostanza cancerogena, (il Centro di informazione sui veleni in
Australia afferma che non è accettabile iniettare nel corpo umano una
quantità di formaldeide anche se contenuta).
Lo storico medici, ricercatore e scrittore Harris Coulter spiegò che la
sua estesa ricerca rivelava che l'immunizzazione dei bambini era
"causa di un'encefalite di basso grado nei neonati su una scala molto
più vasta rispetto a quella che le autorità sanitarie avevano ammesso,
circa il 15-20% dei bambini".
Egli sottolineò che le conseguenza
dell'encefalite (infiammazione dei cervello, un effetto collaterale della
vaccinazione conosciuto), come autismo, difficoltà nell'apprendimento,
danni più o meno gravi al cervello, colpo apoplettico, epilessia,
disordini alimentari e del sonno, disordini sessuali, asma, morte nella
culla, diabete, obesità e violenza impulsiva sono precisamente i
disordini che affliggono la società contemporanea.
Tratto
da "Displelling side myths" di A. Philips
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