Il
sospetto è, insomma, che le sostanze tossiche presenti nelle fiale di
vaccino, interagendo con un ambiente fortemente tossico e contaminato
quale quello in cui operavano i militari, possano aver agito da attivatori
di malattie.
E
intanto sono già scattate le richieste di risarcimento. Ad occuparsi
della maggior parte delle perizie di parte presentate dai militari e dalle
loro famiglie all'Osservatorio, nella speranza di ottenere un risarcimento
danni dal ministero della Difesa, è un medico di prima linea, Massimo
Montinari, il primo in Italia ad essersi occupato delle complicanze da
vaccino, sin dal '94, e che attualmente risulta tra i maggiori esperti del
settore, citato persino in buona parte della letteratura ministeriale
piuttosto che internazionale.
Non è un caso perciò, che si ritrovi il
suo nome in almeno due dei procedimenti eccellenti seguiti all'inchiesta
"Uranio".
Il
primo riguarda, in particolare, il decesso di un sottufficiale
dell'esercito di Firenze. I controlli sanitari effettuati prima della sua
partenza per la Bosnia evidenziano che fino all'espatrio, il giovane aveva
goduto di buona salute. A dicembre 1998, mentre si trovava in servizio a
Sarajevo, aveva presentato sei sintomi similinfluenzali. Il suo stato di
salute non era migliorato nei mesi seguenti. Eppure, a fine febbraio, era
stato sottoposto ugualmente alla vaccinazione antiepatite B. Rientrato
in Italia, da Sarajevo, a marzo, aveva richiesto ufficialmente un
controllo medico che, a detta del padre, non era stato adempiuto.
A
giugno successivo, il suo stato di salute era peggiorato. Non si placava
la tosse stizzosa, il giovane si presentava molto dimagrito e accusava,
per di più, un dolore acuto al petto. Per questo, verso la metà di
giugno '99, all'Ospedale Careggi di Firenze, il ragazzo aveva deciso di
sottoporsi ad esami radiologici.
Di
lì l'amara scoperta: era affetto da Linfoma non hodgkin a grandi
cellule B. Il primo ciclo di chemioterapia sembrava aver dato risultati,
ma appena un anno dopo, la neoplasia si era ripresentata. Dopo aver
effettuato un secondo ciclo di terapia, le condizioni del giovane si erano
ulteriormente aggravate. Un'insufficienza cardio-respiratoria lo aveva,
infine, stroncato a dicembre 2000.
Montinari
non ha dubbi: alla base della neoplasia del giovane sottufficiale
potrebbero esserci i cicli massicci di vaccinazioni cui il militare era
stato sottoposto, ben 9 nell'arco di appena due mesi.
E
cita, a sostegno della sua tesi, almeno un centinaio di studi scientifici
internazionali.
Diversi sarebbero, secondo il suo parere tecnico, i
fattori che potrebbero aver contribuito all'insorgere del linfoma: l'alta
concentrazione di mercurio ed alluminio presente nelle dosi vaccinali
somministrate, l'ambiente contaminato in cui le vaccinazioni sono state
effettuate, le precarie condizioni del giovane al momento della
somministrazione.
E
i vaccini sarebbero, sempre secondo Montinari, i responsabili del diabete
mellito contratto da un altro militare, un sergente maggiore sardo,
anch'egli coinvolto nelle operazioni di Sarajevo nello stesso periodo.
Le
tredici vaccinazioni cui il militare era stato sottoposto nell'arco di un
anno avrebbero apportato al suo organismo 1269 microgrammi di alluminio
per ogni litro di sangue e 116.74 microgrammi/litro di mercurio. Dosi
documentatamente lesive, se si considera che la quantità di mercurio
sopportabile da un adulto in un ambiente sano è pari a 5 -20 microgrammi
per ogni litro di sangue e quella di alluminio a 6 -11 microgrammi / litro
di sangue.
Quelle
recenti di "Uranio", peraltro, sarebbero solo le ultime di una
lunga lista di vittime generata dai vaccini al veleno. Montinari sostiene
di avere al vaglio almeno una sessantina di cartelle cliniche appartenenti
a militari impegnati in operazioni oltre Oceano, negli ultimi dieci anni.
"La
medicina legale in Italia - sostiene il medico - sta cambiando
atteggiamento sulle correlazioni tra cause da vaccino e insorgenza post
vaccinale, rivalutando la quantificazione del danno biologico per i
militari". Nell'attesa, al danno si aggiunge la beffa: per
tutti i militari colpiti da malattie più o meno gravi a seguito di
vaccinazioni massicce subite per operazioni oltre Adriatico, l'unico
provvedimento dell'esercito è stato il loro licenziamento.
Nocivo
o no ?
Trentotto
militari colpiti, 10 morti, 28 ammalati gravemente: sono i numeri delle
operazioni militari in Kosovo.
I casi segnalati alla commissione del
Ministero della Difesa erano stati complessivamente 64.
Ma
26 non sono stati presi in esame perché la commissione aveva ritenuto che
si trattasse di persone che "non sono mai state impiegate nei Balcani
né in altre missioni fuori area, oppure affette da patologie non tumorali
o di lieve entità".
Dal
canto suo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, a marzo dello scorso
anno, ha emesso un verdetto di assoluzione sull'uranio impoverito del
Kosovo. In 43 pagine di rapporto sono raccolti i risultati della missione
svolta dal 22 al 31 gennaio scorso, dopo averli fatti esaminare da una
task force di quattro esperti.
La missione fu portata a compimento da esperti di tossicologia,
radiobiologia, epidemiologia e ambiente e salute su richiesta dei vertici
dell'Unmik, l'organismo delle Nazioni Unite che opera in Kosovo.
L'analisi
si basò su una serie di informazioni raccolte sul territorio integrate
con "conoscenze raccolte dalla letteratura internazionale medica,
scientifica e ambientale e dagli esperti dell'Organizzazione mondiale
della sanità anche all'esterno del Kosovo.
Ad
allontanare lo spettro di una sindrome dei Balcani era stata anche la
Commissione del ministero della Difesa, che indagava sui casi di leucemia
acuta e di linfoma non Hodgkin verificatisi a Sarajevo.
Franco
Mandelli, l'ematologo presidente della commissione scientifica, precisava
quasi un anno fa che non era stata "riscontrata alcuna contaminazione
di acqua, latte, viveri, edifici ed oggetti" e che "la
letteratura scientifica internazionale non documenta una correlazione tra
i linfomi non Hodgkin e l'esposizione alle radiazioni da uranio".
Un
ulteriore studio compiuto in America per volontà diretta del Pentagono
dimostrava altre due verità scientifiche. La prima: il rischio di
radiazioni è molto basso proprio perché questa sostanza è poco
radioattiva. L'uranio impoverito è radioattivo il 40% in meno rispetto
all'uranio normale, contenuto nell'aria, nell'acqua e nel cibo che si
consuma ogni giorno.
Secondo
il rapporto Clinton, "nessun tipo di cancro umano può essere
ricondotto all'esposizione di uranio naturale o impoverito".
La
seconda: "l'uranio impoverito, per tossicità, è simile al nichel.
L'inalazione o l'assunzione di polveri può provocare effetti collaterali.
Ma come qualsiasi altra sostanza chimica tossica".
vedi anche:
Ruolo dei Vaccini nella Guerra del Golfo
+
Contenuto dei Vaccini
+
Uranio e Vaccini - 1
+
Uranio e Vaccini - 2
+
Guerra del Golfo, Uranio o Vaccini ? +
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i Vaccini + Uranio
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