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DORMIRE = Il buon Sonno e l'insonnia

Questa è una delle situazioni che meritano la nostra attenzione; senza dormire non possiamo vivere, questo lo sanno tutti; però pochi sanno come, quanto e quando dormire.

Come ?
Abbisogniamo tutti, per il nostro assetto scheletrico/muscolare, di giacigli, letti, con il fondo rigido non troppo morbido, infatti i nostri progenitori dormivano per terra; ricordarsi: niente reti metalliche nei nostri letti, ma delle assi oppure reti fatte di strisce di legno duro che permetteranno di dormire bene e con un assetto regolare; ovviamente anche i materassi devono essere di lana d’inverno, di crine in estate od altri prodotti naturali, non sintetici, ma meglio quelli di tipo ortopedico cioè duri; cuscini bassi non spessi, di lana o cotone od altri prodotti vegetali, in modo da permettere la posizione giusta da tenere durante il sonno.

Queste le regole naturali per un buon dormire: Se si ha sonno è segno evidente che occorre dormire.

Si deve cercare di dormire un certo numero di ore senza interruzioni in quanto lo svegliarsi facilmente e più volte durante le ore notturne, rende le persone irritabili e sopra tutto impedisce un vero riposo.

E’ bene andare a letto ed alzarsi sempre alla stessa ora; non si dovrebbe aver bisogno della sveglia al mattino.

Non cercare di recuperare il sonno dormendo più a lungo la mattina, questo è un modo per turbare il ritmo veglia/sonno.

E’ meglio recuperare il sonno perso andando al letto per più sere consecutive più presto (almeno 15, 30, 60 minuti prima).
E’ importante riportare in pareggio le ore settimanali normali di sonno.

Se per vari problemi si soffre di una carenza cronica di sonno, è bene anticipare ogni giorno e per un periodo di almeno 8 settimane, di almeno mezz’ora, il coricarsi.

L’esercizio fisico e la ginnastica, aiutano a dormire meglio, ma occorre evitare l’attività fisica intensa nelle 3 ore precedenti il sonno, in quanto sarete eccitati ed avrete difficoltà ad addormentarvi.

Evitate il consumo di caffe' od altri stimolanti, che durante la notte riducono le fasi del sonno REM e possono accentuare durante il giorno ansietà e depressione, perché le cellule cerebrali non si rilassano.

Provate la pausa/pisolino giornaliera diurna di almeno 5 o 20 minuti; aiuta ad aumentare produttività e creatività. Evitate di dormire più di 45 minuti, cadreste nel sonno profondo e vi svegliereste peggio di prima.

Quanto dobbiamo dormire ? Una regola fissa non c’è, ma il ciclo naturale ci dice già molto.

Guardando gli animali diurni, notiamo che al tramonto del sole vanno a dormire e si alzano poco prima dell’alba; purtroppo gli uomini non fanno altrettanto, approfittando dell’invenzione dell’elettricità, perdono le ore migliori, quelle che vanno dal tramonto alla mezzanotte circa e così non utilizzano al massimo le facoltà ristoratrici e rigeneratrici delle prime ore del sonno.

Di notte nella posizione orizzontale, facilitiamo la riMagnetizzazione cellulare corporea, che è una componente indispensabile per il buon funzionamento della macchina elettronica umana e per utilizzarla al massimo, alcuni affermano che occorre dormire in un senso preciso rispetto al Nord magnetico: il meglio dicono è essere orientati con la testa a NORD, se si è nell’emisfero Nord, nell’emisfero Sud la posizione deve essere invertita.

L'ideale secondo noi, sarebbe avere un letto che gira su se stesso seguendo il moto del sole.

Se si dorme con la testa a Nord, all’equinozio di Primavera e per 4 settimane od una Luna, invertire la posizione del letto in modo che la testa sia a Sud; passata la lunazione, riportare il letto od il corpo nella posizione iniziale.

Il magnetismo corporeo è una componente armonica del magnetismo terrestre.

Altro importante fatto per ottenere un buon sonno ristoratore è aerare bene il locale ove si dorme, è meglio avere un po’ di luce piuttosto che avere aria viziata.

Secondo la Bio Elettronica Vincent (BTA), il sonno normale corrisponde ad una polarizzazione (con l’H2) di neuroni, sotto l’effetto di attività che portano alla fatica. La polarizzazione con l’H2 produce il sonno, interrompendo le correnti elettrochimiche delle attività nervose dei neuroni nel cervello. Il sonno normale corrisponde ad un abbassamento dello rH2 sanguigno; tutti gli stati di coma, danno dei rH2 molto bassi (15 e sotto).

Ugualmente il sonno prodotto artificialmente con farmaci; ricordarsi che purtroppo questi ultimi hanno sempre controindicazioni.

Colui che soffre di insonnia è dunque una persona i cui neuroni non possono cambiare facilmente di polarità, egli continua a creare sinapsi (collegamenti neuronali) cioè pensieri ed è di fatto impolarizzabile, per eccesso di carica positiva.

Per dormire occorre eliminare l'eccesso di carica positiva (Elettrosmog), cioè occorre NEGATIVARSI (vedi  Equilibratore Ionico ed Urino Terapia, bere un dito della propria orina concilia molto bene il sonno a qualsiasi ora).

La migliore riserva di carica negativa NATURALE è la nostra TERRA; per dormire colui che soffre di insonnia deve, oltre a bere un po' di orina, dovrebbe mettersi in contatto con la Terra, cioè negativarsi naturalmente.

Numerosi altri esperimenti effettuati dal Prof. Vincent, padre della BEV (Bio Elettronica Vincent) e la BTA (sono la stessa tecnica), hanno dimostrato l’efficacia del metodo della negativazione, nella prevenzione di tutti i disturbi causati collateralmente dall’insonnia.

Ricordiamo comunque la necessità di integrare a questa tecnica elettronica l’uso, assunzione, giornaliera di microbi (preparati multibatterici), minerali, vitamine, enzimi, fattori vitali adatti, conoscendo preventivamente eccedenze e carenze con i test adatti, oltre ad una alimentazione crugivora (solo crudità vegetali), per aiutare ad eliminare le intossicazioni corporee che impediscono sempre un buon sonno ristoratore.

Buona norma sarà disporre, in certi casi durante la notte, di un buon umidificatore a freddo con spugna e ventola, nella camera da letto e tenuto acceso per tutta la notte; l’umidificatore dovrebbe essere a freddo e non ad evaporazione di acqua con il caldo; questo è importante per poter trarre il massimo beneficio dagli umidificatori, sopra tutto nei casi di influenze persistenti e di tutte le infiammazioni croniche alle vie respiratorie, sarà indispensabile dormire tutte le notti (sopra tutto quelle estive) con l’umidificatore acceso nella stanza; non utilizzate quelli reclamizzati per i lattanti, che sono in genere insufficienti a fornire la giusta dose di umidità ed in più essi funzionano con evaporazione di acqua a caldo.

Si può aditivare l’acqua con essenza di Timo o Eucalipto, Lavanda ecc.; una delle funzioni dell’umidificatore è anche quella di far precipitare a terra tutto il pulviscolo che galleggia nell’aria.

Ciò favorirà la disinfiammazione delle mucose interne nelle vie respiratorie, evitando la congestione con conseguente produzione abnorme di catarro, che si trasformerà certamente in sinusiti, bronchiti ecc.; questa tecnica DEVE essere effettuata in concomitanza, per i primi 3 o 7 giorni, ad un’alimentazione di tipo curativo, come indicato in Alimentazione Biologica.

In certi casi sarà utile dormire per tutta la notte e per più notti, con una fasciatura (panno di lino o di cotone) bagnata di acqua fredda (con qualche cubetto di ghiaccio) , messa dal basso stomaco fino al pube, dentro il pigiama oppure con cataplasmo di fango freddo, vedi Cure Naturali , voce Cataplasmi.

L’attività onirica (sogno) è funzione assolutamente indispensabile al buon funzionamento della macchina umana. Nella veglia noi utilizziamo di più e quasi sempre la parte analitico razionale della mente/organo, mentre nella notte dormendo, diamo sfogo alla parte istintiva emotiva (detta “irrazionale”, anche se non lo è), così facendo le ghiandole del cervello secernono i prodotti indispensabili all’organismo ed alla sua miglior operatività durante il giorno.

Durante il sonno ognuno di noi ha delle fasi di sonno leggero alternate da sonno profondo con sogni ed in certi casi visioni; i sogni sono esperienze e stati interiori della coscienza che per mezzo della mente/organo che li crea, li evidenzia e possono essere correlati a motivazioni razionali, esperienziali o irrazionali, istintuali, legati agli stati emotivi della personalità.
Nei sogni irrazionali la mente/organo fa affiorare e “scaricare almeno in parte” evidenziandole in un vissuto reale notturno, le paure, le ansie, i desideri della personalità, in esperienze notturne godute o sofferte dall’essere stesso in stati di coscienza coinvolgenti, tant’è che si gode o si soffre realmente con tutto il corpo.

Nei sogni “razionali” invece prevediamo e “viviamo” in anteprima le importanti esperienze (per la personalità) di ciò che faremo dopo, nel futuro durante la cosiddetta veglia; ecco perché in molti casi ci pare di aver già vissuto quell’esperienza, infatti lo consideriamo, già visto, “dejà vù” (già visto), lo abbiamo già vissuto nel sogno (questo non ha nulla a che vedere con le reincarnazioni dell’essere).

Oppure un’altra spiegazione del “dejà vù”, potrebbe essere questa: siccome tutte le informazioni del nostro presente, passato, futuro prossimo, sono già inserite nel DNA e precisamente negli Atomi dei suoi Geni, in certe condizioni fisiologiche in cui il DNA percepisce di essere nel posto giusto ove egli ha già l’informazione delle coordinate del luogo, i Geni rilasciano circolare l’informazione fornita dagli Atomi entro contenuti e tutti Cromosomi si mettono a vibrare dando quella sensazione forte di presenza all’Essere, gli Atomi dei geni potrebbero essere “già stati sul posto” con altri corpi oppure potrebbero rivedere e risentire il programma del tipo di vita scelto per la reincarnazione e di conseguenza viverlo nel fisico con il nuovo corpo.

Le visioni sono invece dei particolari sogni che sono sempre Veritieri, nel senso che essi hanno o contenuti simbolici o rappresentano una realtà futura o contemporanea; queste visioni si ricordano bene al mattino ed alle volte per tutta la vita; esse aiutano l’Ego/IO nella sua evoluzione verso la Conoscenza.

Con una semplice TECNICA da fare alla sera, avrete la possibilità di utilizzare meglio la mente/organo: impostate tutti i vostri problemi alla sera in fase di relax, introducendo tutte le vostre risposte razionali, aggiungete la possibilità di una incognita, la cosiddetta X, lasciate lo spiraglio a che la risposta che otterrete sia anche in netto contrasto o diversa a quello che pensavate razionalmente su quel problema, vedrete, se non proprio al mattino ma sicuro al più presto, otterrete risposta dal vostro computer, la Mente/Organo, che deve essere sempre al servizio dell’Ego/IO, come un antico detto dice: "la notte porta consiglio".

Prima di coricarsi alla sera, occorre aver digerito bene il cibo ingerito del pasto serale, per cui si raccomanda di mangiare poco alla sera e soprattutto non ingerire molte proteine vegetali ed ancor meno animali; ciò favorirà il sonno profondo e ristoratore, così la vostra attività onirica non si caricherà di angosce e di quelle agitazioni inutili, che sono quasi sempre causate anche da cattive digestioni.

Un buon massaggio sulla testa facilitera' la sonnolenza e quindi l'addormentarsi.
Anche fare benne all'amore (sesso) e' utile in tutti i casi.

Il fatto di svegliarsi dopo aver fatto sogni da incubo, non faciliterà di certo la vostra giornata lavorativa ed i buoni rapporti con il vostro prossimo.

Se vi svegliate di notte con dei dolori o pesantezze di stomaco, bevete un dito della vostra urina, vedrete tutto passerà.
I dolori alla schiena e non solo alla schiena,  passano (ma non eliminate le cause), spalmandovi le parti doloranti con
una pomata di aloe vera dal 5% al 30% di concentrazione.

Ma se i dolori persistono, vi e' sicuramente un non allineamento dell'asse: Cranio-Atlante-Epistrofeo.

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Il SONNO DISTURBATO PUO' AUMENTARE RISCHIO di DIABETE
Riduce la capacità di regolare il livello di zucchero nel sangue

Washington, 1. gen. 2008 (Ap) - Ricercatori americani hanno accertato che un sonno disturbato riduce la capacità del corpo di regolare il livello di zucchero nel sangue, aumentando potenzialmente il rischio di sviluppare un diabete di tipo 2.

Milioni di persone soffrono di diabete e la forma più diffusa è quella di tipo 2, nella quale l'organismo diventa resistente all'insulina oppure non riesce più a produrne in misura sufficiente a regolare il livello di zucchero nel sangue.

Nel corso di un esperimento, i ricercatori sotto la direzione del dottor Esra Tasali, professore al centro medico dell'università di Chicago, hanno scoperto che disturbare le fasi più profonde del sonno comporta una riduzione della capacità di regolare il livello di zucchero nel sangue. I risultati sono pubblicati nell'edizione on-line dei resoconti dell'Accademia nazionale delle scienze.
L'esperimento è stato eseguito su nove volontari, cinque uomini e quattro donne, di peso normale, in buona salute, di età tra i 20 e i 31 anni. Il sonno è stato diviso in diverse fasi. Ogni volta che i volontari sprofondavano nel sonno lento, gli scienziati si impegnavano a fare rumore in modo da disturbarne il sonno, senza però svegliarli completamente.
Dopo tre giorni di questo trattamento, la capacità dei volontari di regolare il loro tasso di zucchero nel sangue era diminuita del 25 per cento. "Questa riduzione durante il sonno lento corrisponde alle modifiche del sonno causate dall'età" ha dichiarato il dottor Tasali in un comunicato.

I giovani adulti passano da 80 a 100 minuti a notte in sonno lento, mentre i sessantenni hanno un sonno lento di circa 20 minuti. Nell'esperimento "abbiamo imposto ai ventenni il sonno dei sessantenni" ha precisato il professore.
"Poichè la riduzione del sonno profondo è tipica dell'invecchiamento e dei disturbi del sonno degli obesi, come l'apnea nel sonno, i risultati di questo studio suggeriscono strategie per migliorare la qualità e la quantità del sonno. In tal modo si potrebbe prevenire o ritardare l'inizio del diabete di tipo 2 nelle popolazioni a rischio" ha spiegato il dottor Eve Van Cauter, coautore dello studio.
Accademia nazionale delle scienze: http://www.pnas.org  

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Infarto, svelato il mistero del "boom" nelle ore piccole

Roma, 11 Nov. 2008  - Svelato il mistero del pericolo delle ore piccole. Già diversi studi, infatti, hanno dimostrato che fino all'alba, prima del canto del gallo, è proprio il momento più pericoloso per il cuore: quello in cui si verificano più spesso casi di ictus e infarto. Secondo un team dell'Emory University (Atlanta) la chiave di tutto è nei ritmi giornalieri delle cellule che formano i vasi sanguigni.
Gli scienziati, infatti, hanno scoperto che l'attività di queste cellule è al livello più basso proprio nelle primissime ore del mattino. Lo studio, riferisce la Bbc online, suggerisce che questo ciclo della vita cellulare potrebbe rendere i vasi meno in grado di rilassarsi, aumentando così il pericolo di problemi in un particolare momento della giornata.

Le cellule progenitrici entoteliali sono chiamate in causa perché hanno un ruolo importante nel mantenere il rivestimento dei vasi. Si tratta essenzialmente di staminali che aiutano a rimpiazzare le cellule endoteliali che formano i vasi proprio nel punto di una lesione, e favoriscono la 'costruzione' di nuovi vasi nelle aree prive di un adeguato rifornimento di sangue.
Il team della Emory ha indagato su una serie di 'cavie umane' per capire se l'attività di questa cellule chiave e, dunque, le proprietà dei vasi variassero con il passare del tempo nel corso di una giornata. A questo scopo i ricercatori hanno monitorato 12 volontari sani di mezza età, sottoponendoli a test specifici ogni 4 ore, per un periodo di 24 ore. Misurando le reazioni dei volontari, i ricercatori hanno scoperto che l'abilità dei vasi di rilassarsi e quella delle cellule 'chiave' di crescere raggiungono un picco a mezzanotte (quando il numero delle cellule progenitrici epiteliali arriva a quota 2.000). Dopodiché tutti questi elementi iniziano a sperimentare un calo.

"La funzione endoteliale è particolarmente depressa nelle prime ore del mattino", sottolinea Ibhar Al Mheid, fra gli autori della ricerca. Il team suggerisce così che il controllo di questo meccanismo sia legato ai ritmi circadiani. Insomma al nostro orologio biologico. "E' noto da tempo che il numero di persone che subiscono un attacco cardiaco sembra registrare un picco nelle prime ore del mattino. E i ricercatori continuano a studiare per far luce sui meccanismi responsabili - commenta alla Bbc online Ellen Mason, infermiera specializzata nelle cure cardiovascolari alla British Hearth Foundation -
Anche se questo studio è piccolo, è importante continuare a indagare su come le pareti dei vasi siano influenzate dalle varie fasi della giornata".
Tratto da: adnkronos.com

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SONNO INSUFFICIENTE CAUSA COMPORTAMENTO "IRRAZIONALE"
Studio dell'Università di Berkeley

Roma, 27 ott. 2006 (Apcom) - Dormire meno di sette-otto ore per notte altera le risposte del lobo prefontale, la parte del cervello che regola le emozioni, e porta a comportamenti "irrazionali e primitivi": è il risultato di uno studio condotto da Matthew Walker, neurologo dell'università californiana di Berkeley.

Come spiega il quotidiano spagnolo El Mundo, stando agli esperimenti il sonno "rigenera i circuiti emotivi e così facendo ci prepara per le sfide e le interazioni sociali del girono successivo": al contrario, sostiene Walker, la mancanza di sonno fa inceppare i meccanismi che ci proteggono dalle malattie mentali.
"Normalmente si associa il sonno insufficiente con uno stato letargico e poco reattivo, ma quel che abbiamo scoperto è che la amigdala (che regola le emozioni) diventa fino al 60% più attiva: è come se si producesse una inversione dello stato evolutivo del cervello, che adotta una linea di condotta più irrazionale primitiva", continua Walker, secondo il quale lo studio prova che è possibile una connessione tra la crescente mancanza di sonno e l'aumento delle malattie mentali: "La questione di fondo è che il sonno non è un lusso, ma una necessità biologica per mantenerci emotivamente sani".
Tratto da: http://notizie.alice.it:80

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Gli effetti cerebrali della deprivazione del sonno
I periodi di funzionalità cerebrale apparentemente normale potrebbe dare un falso senso di competenza e di sicurezza, quando in realtà i deficit cognitivi potrebbero dare serie conseguenze

I neuroscienziati della Graduate Medical School della Duke-NUS di Singapore hanno mostrato per la prima volta ciò che succede alla percezione visiva di soggetti sani ma deprivati di sonno che cercano di rimanere svegli, come accade agli automobilisti o agli autotrasportatori che cercano di restare svegli per guidare di notte.

Gli studiosi hanno verificato come anche dopo la deprivazione di sonno le persone abbiano periodi di funzionalità cerebrale normale, durante i quali potrebbero portare a termine velocemente i compiti richiesti. Tuttavia, questa “normalità” dei processi attentivi è inframmezzata da periodi di risposta lenta e da numerose cadute nei processi visivi, come spiegato ampiamente nell’articolo apparso sull’ultimo numero della rivista “Journal of Neuroscience”.
L’aspetto interessante della ricerca consiste nell’aver trovato come il cervello possa elaborare normalmente semplici segnali visivi anche in condizioni di deprivazione del sonno, ma risultano compromesse le aree visive superiori, quelle responsabili dell’attribuzione di senso a ciò che vediamo”, ha detto  Michael Chee, primo autore dell'articolo e professore del Neurobehavioral Disorders Program della Duke-NUS. “Per questo motivo - ha aggiunto - la deprivazione di sonno viene ritenuta pericolosa.”

Nel corso dello studio i ricercatori hanno utilizzato la tecnica di imaging a risonanza magnetica per misurare il flusso sanguigno nel cervello durante i compiti proposti ai volontari. A questi ultimi era richiesto di identificare alcune lettere che comparivano per breve tempo sullo schermo di un computer: grandi “H” o “S” formate da lettere molto più piccole, a volte corrispondenti a quelle più grandi e a volte no.
Il compito consisteva nell’individuare le lettere grandi o quelle piccole premendo alcuni tasti.Durante le risposte i volontari deprivati di sonno mostravano notevoli diminuzioni nell’attività della corteccia visiva e allo stesso tempo le “regioni di controllo” erano meno efficaci nell'effettuare le correzioni.

Gli scienziati hanno evidenziato brevi deficit di queste ultime capacità anche in volontari che avevano seguito un protocollo di riposo normale, mentre l’elaborazione visiva aveva problemi solo dopo la deprivazione di sonno.
Lo studio potrebbe avere così notevoli implicazioni pratiche per coloro che si trovano a dover far fronte a un servizio lavorativo durante le ore notturne.
I periodi di funzionalità apparentemente normale potrebbe dare un falso senso di competenza e di sicurezza, quando in realtà i deficit cognitivi che abbiamo evidenziato potrebbero dare serie conseguenze”, ha concluso Chee. (fc)
Tratto da: http://lescienze.espresso.repubblica.it

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L’insonnia è molto diffusa, ben il 35 % degli italiani ne soffre
Meglio seguire poche ma buone regole.
I SONNIFERI NON SERVONO e sono nocivi !
Andare a letto sempre alla stessa ora.
Se si va a letto tardi, alzarsi sempre alla stessa ora.
Imparare una tecnica di rilassamento per ridurre la tensione mentale.
Non bere troppi caffe' durante il giorno e/o troppo alcol la sera; ci si addormenta ma ci si sveglia presto.
Non cenare tardi, né fare pasti serali pesanti, ma frugali e leggeri.
Non guardare la TV fino a tardi perché stimola la veglia.
Non fare sport la sera prima di andare a letto.
Non fare il sonnellino per tentare di recuperare il senso di sonno.
Non fare bagni caldi prima di coricarsi. 

Eliminare i cuscini dal letto; al massimo utilizzare piccoli cuscini molto bassi (poco spessi). 

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In USA l'insonnia si cura con la Medicina Integrata

Secondo il National Institute of Health americano, l'insonnia viene definita come l'incapacità di prendere sonno in assenza di cause ambientali o di altre patologie correlate che possono oggettivamente influenzare in modo negativo questa funzione; basandosi su questa definizione, gli Stati Uniti si sono scoperti un popolo di insonni, almeno secondo quanto è emerso dall'ultima Science Conference of Manifestations and Management of Chronic Insomnia, che ha stimato tra il 10% e il 34% il numero degli americani vittime di questo problema (Leger, 2005).
Un'analisi approfondita di queste cifre, condotta in modo specifico dal National Health Interview Survey Data (NIH, 2005), ha anche rivelato che la maggior parte di questi "insonni", non riuscendo a risolvere il problema con i farmaci tradizionalmente prescritti per questo scopo, si sono rivolti a discipline complementari e sono stati monitorati nell'arco di un intero anno solare: dati interessanti che, in realtà, hanno circoscritto l'utilizzo di tali metodiche in modo pressoché esclusivo a coloro ("solo" il 4,5%, ovvero più di un milione e 600.000 individui!) che non associavano l'insonnia ad altre problematiche quali obesità, ipertensione e sindromi ansioso-depressive, ma non il diabete.
Questo ha permesso di valutare la reale efficacia delle discipline complementari (MC) nell'insonnia idiopatica, ovvero quella che in effetti risulta essere di più complessa risoluzione, non avendo una causa primaria da perseguire con i mezzi terapeutici convenzionalmente intesi.
Solo il 7,5% di coloro che utilizzavano prodotti fitoterapici e il 13,6% di coloro che hanno fatto ricorso a tecniche di rilassamento si sono espressi in modo negativo, non avendo rilevato alcun tipo di miglioramento; per tutti gli altri i risultati sono stati evidenti, con picchi di efficacia che hanno sfiorato il 50% fra coloro che avevano manifestato un notevole beneficio dal trattamento complementare, scelto dal 63,8% dei pazienti come integrazione alla strada farmacologica classica.
Molti elementi di analisi in questo lavoro confermano il ruolo di primo piano che le MC possono avere nel miglioramento, spesso definitivo, di patologie contro le quali la medicina accademicamente intesa non ha a disposizione strategie terapeutiche risolutive, ma che comunque influenzano in modo determinante la qualità di vita del paziente e il livello dei costi sociali indirettamente legati a tali problemi. Partendo da questa ricca raccolta di informazioni - concludono gli autori - i tempi sembrano essere finalmente maturi per nuove linee di ricerca miranti ad approfondire efficacia e possibilità d'impiego di queste nuove strategie di medicina complementare.
By Antonella Bondi
Arch Intern Med, 2006, 166, (16), 1775

Per leggere l'abstract >>> cliccare qui

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Camera da letto : igiene ambientale. Consigli pratici

La camera da letto riveste nella vita di ogni individuo un'importanza rilevante dato il tempo di permanenza nella stessa nell'arco della vita nella fase di sonno In cui vi è un abbassamento delle funzioni vitali e quindi una minor difesa contro agenti (parassiti)che possono in vario modo favorire o scatenare problemi patologici.
La presenza di acari e funghi è fondamentalmente legata al grado di umidità dell'ambiente, per cui mantenere l'ambiente asciutto (inferiore al 50%) è già buona norma per limitare la proliferazione di questi organismi.

Gli acari sono piccoli artropodi (circa 0,1 mm in fase adulta) che si trovano nel letto, sui tessuti, tappeti, moquette e polvere di casa. Già dagli anni 60 era stato studiato il rapporto con i miceti (funghi) e le malattie derivanti (principalmente reazioni allergiche).
Le spore dei funghi, come minutissime antenne, entrano dalle finestre attirate dai ferormoni umani e vanno a colonizzare l'ambiente favorite dall'umidità; sul letto si crea una sorta di simbiosi con gli acari in quanto l'acaro si mitre principalmente di desquamazioni cutanee che riesce ad assimilare grazie all'azione di caseificazione (trasformazione in materiale più digeribile) da parte dei funghi. Le secrezioni e i derivati dall'acaro hanno un'effetto pruriginoso e il grattamento produce squame che alimentano il circolo suddetto.

Oltre al cambio e sterilizzazione di lenzuola e federe mediante lavaggio a temperatura è buona nanna mantenere il letto asciutto per un sonno confortevole e limitare la crescita di organismi patogeni soprattutto in caso di eccessiva sudorazione con un uso adeguato di coperte a seconda della temperatura dell'ambiente.
L'aerazione del locale dovrebbe essere effettuata nelle ore più calde in quanto lo sbalzo termico tende a depositare la condensa con innalzamento del grado di umidità. Particolare attenzione va posta nel caso di stati febbrili che dopo la fase di brivido, provocano abbondante sudorazione come reazione per abbassare la temperatura corporea, per cui si deve regolare la copertura sul letto e asciugare il sudore onde evitate anche un colpo di freddo alla scopertura del corpo.
Una buona precauzione è sicuramente l'uso di materassi, cuscini e tessuti con trattamento antiacaro comunemente in commercio. Ovviamente è sconsigliato il soggiorno di animali in camera da letto in quanto ottimo veicolo di contaminazione.

Nel caso di forte contaminazione da miceti (funghi) si può effettuare un trattamento specifico di tutto l'ambiente a mezzo di prodotto funghicida che viene nebulizzato su tutte le superfici colonizzate compresi i vestiti dentro gli armadi, quindi viene acceso un candelotto fumogeno fungicida sigillando la camera che deve rimanere chiusa per 2 giorni, ma questo è preferibile sia tatto da persona competente.

Concludo sottolineando l'importanza dell'argomento per un sonno ristoratore e per l'alta incidenza attualmente di manifestazioni patologiche in cui acari e funghi costituiscono fattore allergenico scatenante e , soprattutto riguardo ai lunghi fattore enologico rilevante in numerose patologie che coinvolgono praticamente tutto l'organismo.....
By Dott. Arturo Greco (medico)

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Perché a qualcuno bastano poche ore di sonno per essere sveglio e brillante ? Lo spiega un gene

Esiste un gene che decide quante ore di sonno siano sufficienti per ogni persona: il suo nome è Period 3 e sarebbe a causa sua se a una persona bastano quattro ore di sonno per rimettersi in forma e un’altra non riesce mai a dormire a sazietà. Il gene è presente in ogni essere umano e può trovarsi in due versioni: una più lunga ed una più corta.
Alcuni studiosi dell’Università del Surrey hanno esaminato ventiquattro persone che presentavano la versione ‘lunga’ del gene e altrettante con la versione corta: tutti i volontari sono stati tenuti svegli per 48 ore in laboratorio.
I ricercatori hanno osservato che alcuni partecipanti all’esperimento non avevano alcun problema a tenersi svegli, mentre altri avevano grandi difficoltà; a tutti i volontari sono stati proposti alcuni test di attenzione e reazione.
Come spiegato sull’’ultimo numero della pubblicazione Current Biology, le persone con la versione lunga del gene mostravano maggiori difficoltà a tenersi svegli. Questi soggetti, soprattutto tra le 4 e le 8 del mattino, ottenevano inoltre punteggi veramente minimi ai test per la memoria e l’attenzione.
Questa è la parte della notte durante la quale i lavoratori che fanno i turni di notte hanno maggiori difficoltà a tenersi svegli” hanno spiegato i ricercatori che hanno osservato che, quando i volontari erano lasciati liberi di dormire normalmente, quelli con la versione lunga del gene trascorrevano più del 50% della notte nella fase più profonda del sonno R.E.M.: un chiaro segnale della necessità di altro sonno.
E giunge dalla Germania una notizia bizzarra.
Secondo quanto scoperto dai ricercatori dell’Università di Lubeck, infatti, alcuni odori annusati durante il sonno stimolano la memoria e le funzioni intellettive.
Gli studiosi tedeschi hanno esposto alcuni volontari durante il sonno alla fragranza di rosa e hanno osservato che, il mattino dopo, queste persone ottenevano punteggi maggiori ai test per la memoria.
L’ipotesi, pubblicata su Science, è che alcuni stimoli olfattivi possano, durante il sonno, agire sull’ippocampo, la zona del cervello dove risiedono memoria e ricordi.
MFL - 12/03/2007

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Il sonno e i suoi disturbi - 8 agosto 2007 - Intervista al Prof. Luigi MURRI  Professore Ordinario di Neurologia, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa. Presidente dell’ISBEM di Brindisi

Quali sono i principali disturbi del sonno ?

Il termine  disturbi  del  sonno  raggruppa  una serie di problematiche di diversa origine di cui le varie forme di insonnia costituiscono solo una parte. In realtà l’insonnia non è una malattia,  ma un sintomo soggettivo per cui un individuo si lamenta di dormire poco e/o male. Può essere legata a difficoltà di addormentamento, a difficoltà di mantenimento del sonno oppure a risveglio precoce.
Si può parlare di parasonnie, caratterizzate da comportamenti anomali o da eventi fisiopatologici che si verificano  durante il sonno come il bruxismo, il sonnambulismo, il sonniloquio, la sindrome delle gambe senza riposo.

Vi sono poi i disturbi del sonno secondari a malattie internistiche, ma specie psichiatriche, ad esempio, l’insonnia  correlata alla depressione. Esistono, infine, le dissonnie, nelle quali si verifica un’alterazione della quantità, della qualità o del ritmo del sonno; fanno parte di questa categoria la narcolessia e i disturbi respiratori legati al sonno.

Uno dei più frequenti disturbi del sonno è rappresentato dalla sindrome delle apnee ostruttive durante il sonno (OSAS) (4% della popolazione), che è caratterizzata da un importante russamento e dalla comparsa durante il sonno di numerosi episodi di ostruzione delle vie aeree superiori, con conseguente, interruzione del flusso aereo;  generalmente sono i parenti o i conviventi del soggetto che riferiscono di percepire delle interruzioni del respiro durante la notte ma talvolta anche i pazienti raccontano episodi di risveglio improvviso con sensazione di soffocamento.

Quali sono le principali implicazioni cardio-polmonari (apnee ostruttive o OSAS) dei disturbi del sonno ?

 Nell’adulto tale sindrome si associa ad un’importante morbilità e mortalità cardiovascolare e cerebrovascolare, senza contare il fatto che può rendersi responsabile della comparsa, o dell’aggravamento, di uno stato di ipertensione arteriosa (il 30 % dei pazienti ipertesi sono apnoici ed il 50 % dei pazienti affetti da OSAS sono ipertesi). La sindrome sembra inoltre aumentare il rischio di infarto del miocardio,  di insufficienza cardiaca e di accidenti vascolari, cerebrali e la mortalità è nettamente  più elevata  nei pazienti con più di 20 apnee per ora di sonno.

Quanto sono diffuse ?

L’insonnia come problema cronico - cioè di durata superiore ad un mese ed importante per il paziente - è di circa il 10%  e può arrivare fino al 30% come problema transitorio.  L’OSAS colpisce il 4% della popolazione (dati forniti dall’AIMS, Associazione Italiana Medicina del Sonno).

Quale può essere il risparmio sui costi sanitari, diagnosticando un OSAS o DRSC, piuttosto che curando gli effetti o i sintomi secondari ?

 Intanto la mancata diagnosi di un OSAS porta spesso al ricorso ad accertamenti sanitari per tutti quei sintomi non inquadrati nel contesto delle OSAS, quali i sintomi cardiaci, psichiatrici, pneumologici, endocrini, ecc. Questo processo induce anche al largo ed inappropriato uso di farmaci antiipertensivi, antiaritmici, ipnoinducenti, antidepressivi. Non dimentichiamo, inoltre, le conseguenze delle OSAS che non sono state curate, riferendoci in particolare agli esiti di infarto o ai postumi invalidanti di incidenti stradali o sul lavoro, alla ridotta produttività, dovuti all’eccessiva sonnolenza. Un inappropriato approccio diagnostico e terapeutico alle problematiche legate all’OSAS comporta, quindi, un inutile spreco di denaro senza apprezzabili risultati sul piano terapeutico.

Qual è lo stato dell’arte in Italia nella pratica clinica e nella ricerca ?

Le più recenti linee di ricerca sulla sindrome delle apnee istruttive nel sonno riguardano le correlazioni tra questa sindrome e le patologie cardio- e cerebro-vascolari. E’ sempre più evidente, infatti, come l’OSAS si associ ad ipertensione, soprattutto nei pazienti più giovani, così come ad alterazioni dei sistemi neurovegetativi con incremento dell’attività simpatica, modificazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e modificazioni metaboliche quali intolleranza glucidica e alterazioni del profilo lipidico, determinando così un aumentato rischio vascolare. D’altro canto, le patologie cardio- e cerebro-vascolari - come lo scompenso e l’ictus - possono associarsi alla presenza di un disturbo respiratorio nel sonno che è significativamente correlato ad una peggiore prognosi.

Il problema correlato ai disturbi respiratori nel sonno sta quindi aumentando di dimensioni e di importanza, dato l’invecchiamento della popolazione generale e l’aumentata incidenza di obesità, che costituisce il principale fattore di rischio per OSAS.  Un ulteriore interesse clinico e di ricerca riguarda le conseguenze dell’OSAS sulle performance cognitive, che si estendono oltre la sonnolenza che questi pazienti presentano, e riguardano anche deficit di memoria, concentrazione e funzioni esecutive, e che non sembrano essere completamente risolte dalla terapia attuale.

Qual è il rapporto fra il russare e le apnee ostruttive nel sonno? Come mai si russa e si interrompe il respiro durante il sonno ?

Durante il russamento si verifica una parziale ostruzione delle vie aeree superiori. Nei casi più marcati, il rilassamento della parete faringea può determinare un’ostruzione completa delle vie aeree, con interruzione della respirazione (apnea ostruttiva). Questo termine indica che il cervello dà il normale “comando” di respirare ma un’ostruzione meccanica ne impedisce la realizzazione (per fortuna soltanto per alcuni secondi).

L’ostruzione completa della faringe avviene perché durante il sonno profondo c’è un fisiologico calo del tono muscolare, che interessa anche i muscoli dilatatori della faringe stessa, per cui viene a mancare l’attività muscolare dilatatoria e la faringe e il palato molle diventano ancora più flaccidi. Quando le apnee superano un determinato livello - per numero, durata o diminuzione di ossigeno nel sangue -  si configura il quadro della Sindrome delle apnee ostruttive del sonno.

Cosa avviene durante un’apnea ?

Durante l’apnea, si verifica una diminuzione della quantità di ossigeno presente nel sangue. A questa emergenza, il nostro organismo reagisce alleggerendo il sonno con un breve risveglio non percepito dal paziente (arousal) al fine di aumentare il tono muscolare delle vie aeree superiori. Successivamente, il paziente ricade nuovamente nel sonno profondo e quindi si verifica una nuova apnea. Le conseguenze della Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno sono determinate prevalentemente da questi due fattori: la frammentazione del sonno notturno e le riduzioni periodiche delle quantità di ossigeno del sangue.

Quali sono i sintomi più importanti nella sindrome?

 Il russamento abituale - non limitato cioè a situazioni occasionali, e che si verifica in tutte le posizioni - rappresenta senz'altro il primo sintomo. L'altro sintomo importante è l'eccessiva sonnolenza diurna che porta il paziente ad addormentarsi involontariamente durante il giorno, dapprima in situazioni di particolare relax (ad esempio guardando la televisione) e successivamente - con il progredire della sindrome - anche in situazioni potenzialmente a rischio quali la guida. Altri sintomi frequentemente rilevabili sono la cefalea e la sensazione di “secchezza della gola” al risveglio, la difficoltà di concentrazione, difetti di attenzione e di memoria, maggiore irritabilità.
Fattori predisponenti al russamento e alle apnee sono l'obesità (soprattutto quella aneroide) e i fattori anatomici locali quali l'eccessiva lunghezza e l'ipertrofia del palato molle e dell'ugola o della lingua (macroglossia), la mandibola di dimensioni più piccole rispetto al normale (micrognazia) o in posizione più arretrata (retrognazia), nonchè l'ipertrofia delle adenoidi e delle tonsille palatine, soprattutto nei bambini. Con l’andare del tempo, possono comparire conseguenze generali quali ipertensione arteriosa e un aumentato rischio di malattie cardio- e cerebro-vascolari.

Come e dove si fa la diagnosi?

 La diagnosi viene fatta nei Centri di Medicina del Sonno, che sono però ancora pochi. E’ importante quantificare le apnee (sia numericamente che per le loro conseguenze), che il paziente non può stimare soggettivamente. L’apnea viene individuata come interruzione del flusso aereo dal naso e dalla bocca, mentre i movimenti toraco-addominali continuano (apnea ostruttiva). Il russamento viene valutato mediante un microfono; vengono, inoltre, rilevate le variazioni della saturazione di ossigeno e l’elettrocardiogramma. In base al quadro clinico, il medico sceglie di valutare il paziente nel Laboratorio, sotto la sorveglianza del personale tecnico o medico, e con metodiche avanzate. Nei casi in cui la sintomatologia è più facile da studiare ambulatorialmente si può consentire al paziente di dormire a casa propria mentre l’apparecchio portatile registra i parametri cardio-respiratori. La valutazione diagnostica viene in genere completata con visite specialistiche (pneumologia, cardiologia e otorinolaringoiatria) e con una valutazione neurologica della vigilanza.

Quali sono le possibilità terapeutiche odierne ?

 Nei pazienti con apnee di grado lieve può essere sufficiente modificare lo stile di vita con sospensione dell’alcol e dei sedativi nelle ore serali, evitando la posizione supina durante il sonno e perdendo peso. Il dimagrimento si è mostrato realmente efficace nel controllare tutti i sintomi della sindrome, con il solo limite che non sempre è facile ottenere e mantenere il decremento ponderale.

La terapia strumentale si effettua con l’apparecchiatura C-PAP (continuous positive air pressure), basata sull’applicazione di pressione positiva continua all’aria respirata per via nasale, attraverso un piccolo e silenzioso compressore, che viene collegato attraverso un tubo di plastica ad una mascherina automodellante che copre il naso del paziente durante il sonno. L’uso di questo semplice apparecchio consente di ottenere un modesto aumento della pressione dell’aria che entra nelle vie aeree superiori e di impedire così la chiusura delle vie aeree superiori durante l’inspirazione.

La CPAP è in grado di correggere in breve tempo tutti i sintomi della sindrome, sonnolenza compresa e - dopo 3-6 anni di utilizzo - provoca un significativo aumento della sopravvivenza dei soggetti trattati. Nonostante l’efficacia, questo tipo di trattamento può essere di difficile attuazione in alcuni pazienti principalmente per intolleranza alla maschera, per il disagio di essere connessi a una macchina o per complicanze a carico del naso. Un ulteriore approccio strumentale nelle apnee lievi e nel russamento è dato dai dispositivi orali o dentali che spostano la lingua in avanti o anteriorizzano la posizione della mandibola per mantenere la pervietà delle vie aeree. Anche questo approccio non è facile da accettare per l’eccessiva salivazione o per fastidi alla articolazione temporo-mandibolare.
La terapia chirurgica è rivolta a correggere i fattori anatomici primitivi e secondari che determinano stenosi delle vie aeree superiori. Il tipo di intervento o di interventi, cui il paziente deve essere sottoposto, va naturalmente scelto in base alle caratteristiche anatomiche individuali.

Per ridurre le eccessive dimensioni (ipertrofia) del palato molle e dell’ugola l’intervento più comunemente praticato è l’uvulopalatofaringoplastica (UPPP). E’ un intervento che si esegue in anestesia generale e richiede il ricovero in ospedale. Quando invece l’ostruzione è localizzata inferiormente, a livello della base della lingua, si possono effettuare interventi a carico dell’osso ioide. Se lo spazio aereo faringeo è ridotto a causa delle dimensioni ridotte della mandibola (micrognazia) o a causa della posizione più arretrata della mandibola (retrognazia) la chirurgia è rivolta a questa struttura anatomica.

Considera lo studio del sonno una tipica area neurologica, psicologica, pneumologica, oppure un’area multidisciplinare o cosa altro ?

 Come tutto in medicina, l’approccio multidisciplinare integrato, plurispecialistico e in rete, favorisce non solo la comprensione dei fenomeni come i disturbi del sonno ma facilita il trattamento delle loro complicanze, sia cardiache che respiratorie che neurologiche, psicologiche e psichiatriche. La qualità della vita, quindi, si raggiunge impegnandosi ognuno per la propria parte al meglio, ma lavorando tutti assieme in un sistema integrato che condivide principi, valori e protocolli, per avere risultati credibili e utilizzabili da tutti. I pazienti in primis.

Quali sono gli sviluppi futuri nella pratica clinica e nella ricerca ?

In Italia vi è uno scarso numero di Centri del Sonno, e in genere sono collegati ad Istituti Universitari. I costi delle strutture, ma specialmente i costi del personale, hanno limitato la diffusione nei Centri  ospedalieri, anche per la scarsa popolarità della medicina del Sonno da parte degli Organizzatori e dei decisori sanitari nelle varie Regioni.
E’ quindi necessario incrementare – in particolare nel Mezzogiorno – i laboratori del Sonno di alta qualità anche per frenare lo spostamento dei sofferenti dei disturbi del Sonno verso altre sedi.

E’ vero che esiste una Fondazione Nazionale che si occupa dei disturbi del sonno ed  aiuta a creare rete di centri/laboratori per studiare i disturbi del sonno in modo da far crescere nella popolazione la consapevolezza dell’importanza di questi disturbi ?

Esistono due Società Scientifiche Nazionali ed una Europea; quest’ultima ha stimolato la crescita in ogni nazione delle Sleep Foundations. L’Italian Sleep Foundation, nata a Pisa, si propone di migliorare – con la formazione e la ricerca - la conoscenza del sonno e dei suoi disturbi nella popolazione. La fondazione può anche aiutare a creare una rete di centri/laboratori per far crescere nella popolazione la consapevolezza di questo tema. A questo proposito, il gruppo negli anni ha curato l’organizzazione di numerosi congressi e incontri dedicati in particolar modo alla sonnolenza diurna e alle sue conseguenze sociali, sia in ambito lavorativo che per la sicurezza stradale.

Potrebbe l’ISBEM avere un ruolo per diffondere la cultura scientifica sul tema sonno/vigilanza, magari realizzando una rete nel Mezzogiorno che faccia ricerca e formazione, oltre che servizi avanzati, anche tecnologici, in questo settore ?

Nato come piattaforma multistituzionale e interdisciplinare, l’ISBEM può rafforzare il raccordo fra il Sistema Sanitario Regionale, le Istituzioni Nazionali/Internazionali e il territorio, collegandosi soprattutto con l’Università e lo stesso CNR, oltre che con le altre Fondazioni (fra cui quella appena creata dal CNR e dalla Regione Toscana ed intestata ad un nostro conterraneo, Gabriele MONASTERIO, grande e rimpianto clinico). Tramite l’ISBEM, l’Università di Pisa sta facendo il proprio dovere qui nel Salento:

a) diffondendo le evidenze scientifiche maturate nei progetti di ricerca e nella pratica assistenziale già sperimentata e continuamente rinnovata a Pisa;

b) formando nuovo capitale umano che viene avvicinato e preparato al tema sonno/vigilanza con deciso approccio multidisciplinare.

Tuttavia, per avere nuovi specialisti del settore quali freschi giovani capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini – anche creando reti scientifiche ed assistenziali - c’è bisogno che i Soci dell’ISBEM (società di ricerca senza scopo di lucro), gli stessi Enti locali, oltre che gli stessi cittadini facciano il proprio dovere di investitori sulle strutture innovative e sui giovani che le rendono vive, guardando con simpatia, fiducia e lungimiranza, oltre che con motivata speranza, a realtà positive come l’ISBEM. Infatti, l’ISBEM costituisce una buona piattaforma e quindi una ghiotta opportunità per poter crescere nel settore biomedico e sanitario, anche su temi così complessi, nuovi ed importanti da conoscere quale i DISTURBI del SONNO e della VIGILANZA.
Tratto da: http://www.brindisisera.it:80

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La malattia del poco sonno - Dormire poco è un vero rischio: di obesità, diabete e forse cancro
Le ultime ricerche hanno scoperto un rapporto stretto fra il debito di sonno e certe malattie

C'è chi sta alla televisione fino a notte fonda, chi fa le ore piccole su internet, chi punta la sveglia all'alba per portarsi avanti con il lavoro. Ritmi frenetici, mille impegni, stimoli continui: la tentazione di rosicchiare ore al sonno notturno è irresistibile, ma il prezzo da pagare può essere salato. Negli ultimi cinque anni si sono accumulate decine di ricerche e tutte puntano in una direzione: dormire poco fa male. Da qualche decennio si parla di epidemia per l'obesità, il diabete e i tumori e nello stesso periodo è diventata epidemica la mancanza di sonno (in Italia dagli anni Sessanta ad oggi abbiamo «perso per strada» un paio di ore per notte): nessuno crede più che si tratti di una coincidenza.
L'ultimo numero della rivista Nature Medicine snocciola le prove, a cominciare dalla tendenza inesorabile all'accumulo di peso: due chili in più in pochi anni, se il sonno non dura oltre 6 ore. Dormire poco aumenta la quantità di grelina, un ormone che stimola l'appetito, e riduce quella della leptina, che blocca la fame; di pari passo sale l'orexina, ormone che tiene svegli e in cerca di cibo.

Così ora c'è chi vuole anche verificare se basta aumentare le ore di sonno per dimagrire:
Giovanni Cizza, dei National Institutes of Health di Bethesda, negli Stati Uniti, sta arruolando 150 obesi che dormono meno di 6 ore per farli riposare un'ora in più e vedere se questo li farà perdere chili. La scarsità di riposo, poi, aumenta il rischio di diabete perché altera il metabolismo degli zuccheri: si utilizza peggio il glucosio, si riduce la sensibilità all'insulina; l'insulina stessa funziona male. «Dormire poco fa aumentare il cortisolo, esponendo ad un maggior rischio cardiovascolare — aggiunge Luigi Ferini Strambi, responsabile del Centro di Medicina del Sonno dell'Ospedale San Raffaele di Milano — . Inoltre, riduce la sintesi di mediatori del sistema immunitario, che si indebolisce e rende più suscettibili alle infezioni e perfino al cancro». I tumori al seno, alla prostata e al colon-retto sembrano più frequenti in chi dorme poco: alcuni ricercatori di Harvard, ad esempio, dopo aver seguito per 12 anni migliaia di infermiere, hanno dimostrato qualche tempo fa che il rischio di tumore al seno è più alto del 36 per cento se si lavora facendo i turni e si perdono notti di sonno.

Indiziata numero uno, la carenza di melatonina: prodotta quando c'è buio, è chiamata l'ormone- Dracula perché «esce» solo di notte e basta accendere una lampadina per vederne crollare la quantità in circolo, ma ha proprietà anticancro ormai riconosciute. David Blask, del Bassett Research Institute di New York, ha «nutrito » cellule di tumore al seno con sangue preso da studentesse che dormivano più o meno a lungo: ebbene quello delle insonni, povero di melatonina, permetteva al tumore di crescere al doppio della velocità. Così, nessuno si è sorpreso quando è stato dimostrato che le persone con bassi livelli di melatonina registrano un maggior rischio di cancro. Ma c'è dell'altro: stando a quanto riferisce un recente rapporto dei Centers for Disease Control statunitensi, non dormire abbastanza è una specie di indicatore di vita poco sana perché chi dorme meno di 6 ore a notte più spesso cede all'alcol, alle sigarette, alla sedentarietà.
A questo punto viene da pensare che per non correre rischi basti stare a letto 12 ore filate. Sbagliato: anche dormire troppo espone a pericoli, visto che aumenta il rischio cardiovascolare e la mortalità in generale. Il perché lo spiega Franco Ferrillo, presidente dell'Associazione Italiana di Medicina del Sonno: «Dormire è una fase di recupero dell'organismo: ridurla espone a rischi, ma c'è uno squilibrio anche se il corpo ha bisogno di riposare troppo a lungo per riprendersi. Chi si trova in uno stato di equilibrio vive meglio e dorme meglio: il sonno è perciò una spia eloquente del nostro benessere. Considerare solo il numero di ore dormite è riduttivo: il parametro che conta davvero è la qualità del sonno».
By Elena Meli  - Tratto da: Corriere.it - 25 maggio 2008

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Insonnia
Che fare quando in famiglia qualcuno si ammala e non ci sono farmaci in casa ? La medicina cinese ha un asso nella manica: il tuina, micro massaggio sui punti dell'agopuntura.
È efficace e facile da imparare - i punti indicati vanno stimolati più volte al giorno con piccoli movimenti circolari del pollice e con una certa pressione, da mantenere per qualche minuto. Insieme a tisane a base di erbe cinesi, per affrontare tanti piccoli disturbi.

Secondo la medicina cinese, l'insonnia dipende da un eccesso di "fuoco", cioè di agitazione. Le cure cinesi aiutano a riequilibrare le energie e, in sette casi su dieci, danno buoni risultati anche in chi assume sonniferi.
Shanzhong, la zona principale da trattare per rilassarsi, si trova al centro del petto, sullo sterno tra i capezzoli e presiede ai ritmi del corpo: va massaggiata con delicatezza in senso orario quando non si riesce a dormire.
Oppure si può stimolare con l'unghia due o tre volte al giorno il punto sulla piega del polso, più interno, in corrispondenza del mignolo. Evitare a cena i cibi piccanti, gli alcolici e la carne rossa che "riscaldano" l'energia. Mangiare al contrario minestre, riso e verdure (cotte). Per favorire il sonno basta sciogliere mezzo cucchiaino di polvere di jujuba ziziphus (
Giuggiolo comune - Rhamnaceae) in acqua calda (infuso) da bere la sera prima di andare a letto.

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Bimbi irrequieti e insonni, Chamomilla e Iodum

Uno dei problemi pediatrici più frequenti è l'irrequietezza, spesso accompagnata da disturbi del sonno che rischiano di spezzare l'armonia familiare e mettere in crisi anche il rapporto fra i genitori.
In questi casi occorre valutare con attenzione tutte le possibili cause e risolvere i problemi relazionali e ambientali che favoriscono l'instaurarsi di questi comportamenti.
Possono aiutare a riequilibrare il bambino rimedi come Chamomilla, da prendere in considerazione quando il piccolo è agitato, irrequieto, e si calma solo se viene preso in braccio. Fa i capricci, vuole una cosa ma appena questa gli viene offerta la rifiuta e la butta via; niente insomma sembra soddisfarlo. E' molto sensibile al dolore e piange continuamente senza un motivo apparente.
Si utilizza Lodum quando il bimbo è molto irritabile e non riesce a stare fermo, mangia di continuo ma non ingrassa, consumando tutta l'energia con il movimento continuo.
Il bambino a cui si prescrive Lycopodium è in genere molto collerico. Si arrabbia violentemente se non ottiene subito quello che richiede oppure se viene contraddetto. Sono crisi di rabbia esplosiva che non riesce a controllare e che, di solito, si associano anche a manifestazioni di mancanza di fiducia nelle proprie possibilità, timidezza e paure.
Una caratteristica del bambino a cui si prescrive Argentum nitricum è l'impulsività: questo bambino fa tutto in fretta e in modo ansioso. Spesso non vuole uscire di casa e talvolta rifiuta di andare a scuola. Anche Anacardium orientalis è considerato adatto a bambini impulsivi che sono spesso maleducati con i propri familiari, mentre sembrano angeli con gli estranei. Sono provocatori e se la prendono in modo esagerato per problemi di scarsa importanza.
By Elio Rossi - Tratto da: larepublica.it

 
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