CONFESSIONE
Anticamente
si chiamava: Tecnica della
Confessione (della
chiesa Cattolica)
e riteniamo sia la Tecnica per eccellenza per poter rimuove le emotività
e le parti dell’Ego/IO
-
Mente rimaste nel proprio passato.
Questa tecnica
psicoanalitica di liberazione emozionale
(eliminazione degli "engrams")
era praticata, a ritroso nel tempo, dai
Giudeo Cristiani,
Esseni e da certe
sette della religione degli antichi Egizi (vedi
sotto nella Storia della Confessione).
In
un luogo tranquillo ove non vi siano possibili cause di disturbo, il
confessore ed il paziente si devono trovare assieme.
Il confessore deve far
rilassare e tranquillizzare il paziente e poi fargli delle domande inerenti la sua
persona, la famiglia, gli amici, annotando anche se ha avuto dei cari estinti.
Dopo
che avrà fatto ciò ed avrà spiegato al paziente il motivo di questa seduta, il tecnico
inizierà cosi:
Confessore
- Guarda in alto e quando avrò contato da uno
a sette, chiuderai gli occhi.
Sarai sempre cosciente e consapevole di ciò che
avverrà durante la seduta e ti ricorderai di tutto; se qualche cosa non ti aggrada, se
una situazione non ti piacerà, potrai uscire dalla seduta in qualunque momento.
Mettendo
a proprio agio il paziente e contando lentamente uno, due, tre, ecc. sette, chiudi gli occhi
(fare una pausa, facendo respirare con laddome e lentamente, il paziente si sentirà
a proprio agio).
A
questo punto si deve installare un meccanismo “cancellatore”,
di eventuali suggestioni.
Confessore
- Quando userò la parola cancellato
ogni cosa che ti avrò detto durante la seduta, non avrà più potere su di te. Qualsiasi
suggestione sia stata creata in te non avrà alcun potere, dopo che ascolterai la parola
cancellato (sincerarsi che il paziente abbia capito).
Confessore
- Vai indietro al tuo più recente episodio di
piacere, (farselo raccontare per esteso fino alla fine, chiedendogli di
visualizzare anche i colori, risentire i suoni, insomma rivivere quellavvenimento
con la massima partecipazione possibile).
In
questo modo si familiarizza con il paziente e gli si fa conoscere la tecnica del ritorno
allavvenimento.
Confessore
- Vai al tuo più recente episodio di dolore
(usare come prima la stessa richiesta, oltre a farselo raccontare dallinizio per
più volte ed ogni volta che sarà necessario, far visualizzare i colori, gli odori, i
suoni e le altre sensazioni.
Farglielo
narrare ogni volta sempre dallinizio, approfondendone se possibile i particolari,
fino a quando vedremo scaricarsi tutta lemotività racchiusa in
quellavvenimento, riscontrandolo nelle caratteristiche somatiche: pianto, smorfie,
scatti, sudorazione, movimenti strani, gioia, ecc.
Il
confessore deve fare appunti per aiutare il paziente ad andare nei particolari di ogni
episodio ad ogni riNarrazione.
Confessore
- Vai ad un episodio simile precedente a
questultimo (lavorare su questepisodio come sopra, indi proseguire
sempre a ritroso nel tempo, alleggerendo di volta in volta tutta la carica di emotività
che troverete nei vari episodi incontrati).
Alla
fine della seduta, dopo aver ridotto le cariche emotive incontrate, fate ritornare al
tempo presente il paziente, chiedendogli che giorno è, come è vestito, su che sedia è
seduto, con chi sta parlando e dove si trova.
Confessore
- usare la parola: Cancellato.
Fare
aprire gli occhi al paziente e fargli toccare oggetti perché sia consapevole della sua
posizione spazio temporale.
Con
questa tecnica avrete riportato il paziente sulla traccia del tempo, cioè nel suo
passato.
Esiste
la possibilità di utilizzare uno strumento elettronico che si chiama
Elettrometro mentre si effettua questa tecnica.
Si
consiglia di effettuare questa tecnica non oltre le ore 22 in quanto una volta iniziata la
seduta, bisogna terminare completamente, scaricando il più possibile le emotività
incontrate e non lasciando assolutamente il paziente a metà opera !
Le
sedute devono sempre terminare quando il paziente avrà un tono di umore alto od almeno
buono e devono avere un intervallo di 72 ore luna dallaltra.
Una
tecnica molto simile viene insegnata e praticata dal movimento dei Dianetici
della Chiesa di Scientology; essi affermano che questa tecnica è stata messa
a punto solo dal loro fondatore; rimane comunque il fatto che questa tecnica è stata
tramandata nei secoli fin dallantico Egitto ed attraverso gli
Esseni
(Coloro che
Sono, una "setta" degli Ebrei), si è introdotta nel Giudeo Cristianesimo e in
seguito più nel Cattolicesimo che nelle altre chiese Cristiane, però in forma corrotta,
poco utile e chiamata confessione auricolare,
di conseguenza non può essere attribuita la sua creazione solamente ai
Cattolici od al fondatore di Dianetica, come i loro seguaci affermano.
Esistono anche altre tecniche più complesse, che
però non prendiamo in considerazione in questo
momento in quanto la Medicina Naturale o Biologica
tende ad usare semplici tecniche da farsi in casa
e se possibile senza l’ausilio di tecnici.
Ricordiamo
che questa tecnica è utile per il riordino della Salute, ma questultima non ritorna
se non provvederemo anche allimmediato riordino dei
Conflitti
Spirituali esistenti ed irrisolti e le
alterazioni Termico /
Nutrizionali,
disintossicando lorganismo,questi
ultimi fatti conCausali che
sono sempre presenti in tutte le malattie, Spirituali, Emozionali e Fisiche.
vedi anche:
Protocollo della Salute.
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Mini Storia della CONFESSIONE nei
Secoli Passati:
La Confessione
(secondo gli antichi Egizi)
Quando il defunto compariva davanti al tribunale
di Osiride, si discolpava presso i giudici
mediante una confessione che è detta
"negativa" perché svolta sulla
negazione d'aver commesso ingiustizie o atti
malvagi (generalmente di carattere religioso o
rituale). Questa confessione era rilasciata in due
tempi: dapprima il defunto si indirizzava al
tribunale nella sua interezza, poi alle 42 divinità
che assistevano Osiride. Dopo aver salutato
quest'ultimo "Dio grande, Signore di verità
e di giustizia, Signore onnipotente", di cui
egli dichiarava di conoscere il nome magico, così
come quello dei suoi collaboratori, il defunto
iniziava la propria confessione:
"Io non sono stato violento nei confronti dei
miei genitori. Io non ho commesso crimini. Io non
ho sfruttato gli altri. Io non sono stato
ingiusto. Io non ho ordito congiure. Io non sono
stato blasfemo". Il morto si rivolgeva poi a
ciascuno dei quarantadue giudici, generalmente
spiriti di città o di altri luoghi terrestri:
"O tu, Spirito che appari ad Eliopoli e che
procedi a grandi passi. io non sono stato
perverso. .....
O tu, Spirito di Letopolis, dagli sguardi che
sembrano coltelli, io non ho ingannato ...
O, tu Spirito dell'Amenti, dio della duplice
sorgente del Nilo, io non ho diffamato ....
La confessione presentava in sè, visti i peccati
che l'anima negava d'aver commesso, un alto
carattere morale ma, in realtà, bastava saperla
recitare a memoria o leggerla dopo essersela
scritta nella tomba, per essere sicuri di ricevere
l'assoluzione anche nel caso che si fossero
commessi tutti i peccati nominati nel corso
dell'atto di discolpa:
Non ho detto il falso
Non ho commesso razzie
Non ho rubato
Non ho ucciso uomini
Non ho commesso slealtà
Non ho sottratto le offerte al dio
Non ho detto bugie
Non ho sottratto cibo
Non ho disonorato la mia reputazione
Non ho commesso trasgressioni
Non ho ucciso tori sacri
Non ho commesso spergiuro
Non ho rubato il pane
Non ho origliato
Non ho parlato male di altri
Non ho litigato se non per cose giuste
Non ho commesso atti omosessuali
Non ho avuto comportamenti riprovevoli
Non ho spaventato nessuno
Non ho ceduto all' ira
Non sono stato sordo alle parole di verità
Non ho arrecato disturbo
Non ho compiuto inganni
Non ho avuto una condotta cattiva
Non mi sono accoppiato (con un ragazzo)
Non sono stato negligente
Non sono stato litigioso
Non sono stato esageratamente attivo
Non sono stato impaziente
Non ho commesso affronti contro l'immagine di un
dio
Non ho mancato alla mia parola
Non ho commesso cose malvagie
Non ho avuto visioni di demoni
Non ho congiurato contro il re
Non ho proceduto a stento nell'acqua
Non ho alzato la voce
Non ho ingiuriato dio
Non ho avuto dei privilegi a mio vantaggio
Non sono ricco se non grazie a ciò che mi
appartiene
Non ho bestemmiato il nome del dio della città.
Tra, i vivi, si ha notizia di una confessione dello stesso
genere che veniva pronunciata dal sacerdote dopo
l'apertura del Naos, al mattino, durante il culto
divino quotidiano, nell'ora destinata
all'adorazione del dio.
Tratto da:
http://www.anticoegitto.net/laconfessione.htm
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