Ecco cosa afferma
il dott. F. Franchi:
"Il più grande
ostacolo al progresso della scienza è il
monopolio che ne fanno gli esperti, tra i quali
si crea una rete (il cosiddetto establishment)
che controlla i fondi per la ricerca, le
pubblicazioni, gli incarichi accademici, le
royalities per i test ed i farmaci, e mira a
mantenere la sua posizione dominante di successo
evitando per quanto possibile che altre idee,
altre soluzioni, altre teorie possano filtrare
scalzando le loro.
La censura c’è, e mentre una volta i
"dissidenti" venivano fisicamente eliminati,
oggigiorno lo stesso effetto viene ottenuto
escludendoli dal circuito scientifico e
mediatico che conta. Viene incoraggiata la
raccolta di dati, una massa di dati sempre
crescente, mentre scoraggiata è la loro
elaborazione critica".
Tratto da:
http://www.dissensomedico.it
Legami
segreti tra organizzazioni di pazienti e
compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il
quotidiano statunitense The Philadelphia
Inquirer ha pubblicato un'inchiesta sui
legami quasi mai dichiarati di sei
organizzazioni non-profit, che affermano di
agire nell'interesse dei pazienti di altrettante
malattie, e le compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno
ricevuto complessivamente 29 milioni di dollari
in donazioni dalle
industrie farmaceutiche.
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Otto arresti per medicine-truffa - Bufera
sull'Agenzia (Italiana) per i farmaci
TORINO - L'origine
ha una data precisa: 3 agosto 2005. Quel giorno
un rapporto dei Nas di Torino lancia pesanti
ombre su come l'Aifa,
l'Agenzia italiana per il farmaco, classifica e
cataloga i medicinali da immettere sul mercato.
La sperimentazione di due prodotti
bio-equivalenti, i corrispondenti generici di un
composto griffato, non convince.
Ieri l'inchiesta partita dal capoluogo
piemontese, e approdata a Roma, nel cuore
dell'agenzia statale del ministero della Salute,
arriva al giro di boa dei provvedimenti
cautelari. L'esecuzione di otto delle venti
ordinanze di custodia chieste dal procuratore
aggiunto Raffaele Guariniello, i primi arresti
da lui firmati in quarant'anni di carriera. Tre
persone finiscono in carcere per corruzione,
altre quattro vengono mandate ai domiciliari,
un'ottava riesce a schivare le manette perché
probabilmente è in Svizzera. Due, i corrotti,
sono alti dirigenti della stessa
Aifa. Sei, i
corruttori, lavorano in posti chiave di
case farmaceutiche o
in agenzie di intermediazione e
rappresentanza.
In questi mesi ci sono stati pedinamenti,
intercettazioni telefoniche e ambientali, la
documentazione video del passaggio di una
mazzetta, timide e parziali ammissioni. I capi
di imputazione, trenta, elencano i singoli
episodi e tratteggiano uno scenario devastato.
Il gip Sandra Recchione, il giudice che ha
filtrato le richieste di arresto e firmato le
ordinanze, si spinge ad affermare come "dalle
indagini sia emerso che Nello Martini, quale
direttore generale dell'Aifa, intrattenga
rapporti privilegiati con gruppi multinazionali
di società farmaceutiche e, in particolare, con
le società Bayer e Glaxo Smith and Kline".
A Martini, oltre alla corruzione, viene
contestato il favoreggiamento di un suo
funzionario: il subalterno lo avrebbe aiutato "a
eludere le investigazioni della procura di
Torino, avvertendolo che il suo telefono era
sotto controllo".
Non solo. A Palazzo di giustizia, nel capoluogo
piemontese, c'era una gola profonda. E altri
personaggi - pubblici ufficiali in corso di
identificazione, come la talpa della procura,
una donna - avrebbero passato informazioni e
notizie riservate.
Omologazioni di farmaci, fasce di
prezzi,
sperimentazioni.
Tutto, stando alle indagini dei Nas, sarebbe
avvenuto al di fuori delle regole. E i
rapporti, i contatti, le mazzette
allungate avrebbero garantito un risultato
sicuro. L'Aifa, per la procura, andava azzerata.
Il gip Recchione, invece, ha centellinato gli
arresti perché seppur è certa l'agevolazione
garantita dai funzionari alle case
farmaceutiche, manca la prova del pagamento del
denaro.
Da oggi, per competenza territoriale, a diradare
le ombre che avvolgono l'operato dell'Aifa
continuerà la procura di Roma. A quella di
Torino resta una minima parte del fascicolo. E
un impegno. Il procuratore aggiunto
Guariniello,
coordinatore del pool "sicurezza e tutela dei
consumatori", spiega che si lavorerà ancora
sulla catena di controlli, certificazione e
immissione sul mercato dei farmaci, perché
l'inchiesta ha dimostrato le falle del sistema e
ci potrebbero essere possibili implicazioni per
la salute di chi consuma i medicinali approvati
con procedure non ortodosse e tempi dilatati.
By Lorenza PleuteriI & Emilio Randacio
Tratto da larepubblica.it - 22 maggio 2008
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Quanti sono a
conoscenza che la maggior parte dei farmaci di
uso comune hanno "effetti collaterali" non solo
sul corpo ma anche sulla psiche ?
Siamo così deresponsabilizzati e svuotati
interiormente che oltre a delegare
quotidianamente ai medici la nostra salute (con
i risultati che ben sappiamo), non chiediamo
neppure informazioni e delucidazioni sui
pericoli e gli effetti controindicati dei
medicinali che ci vengono prescritti. Ovviamente
non è pensabile che un Medico, dall'alto della
sua conoscenza, possa prescriverci un prodotto
pericoloso per la salute.
Purtroppo NON esistono in commercio farmaci
privi di effetti collaterali anche seri e le
statistiche sulla mortalità parlano chiaro: le
cause iatrogene (dovute a errori medici) sono
una delle prime tre cause di morte nel mondo,
assieme al cancro e alle malattie
cardiovascolari!
La ricerca statistica (basata su lavori
scientifici) pubblicata nel 2003, dal titolo
inequivocabile: "Death Medicine", denuncia negli
Stati Uniti le seguenti cifre:
- "Reazioni avverse da farmaci in ospedale"
provocano ogni anno 106.000 morti;
- "Reazioni da farmaci non in ospedale" -->
199.000 morti;
- "Gli errori medici" --> 98.000 morti. Le
reazioni avverse di farmaci prescritti da
dottori, provocano (negli Stati Uniti) oltre
300.000 morti ogni anno !
Quando andiamo a "farci guarire" dal dottore,
invece di ringraziarlo con reverenza per il
tempo dedicatoci, uscendo soddisfatti dallo
studio stringendo nelle mani ricette miracolose,
impariamo a fare domande e a pretendere
soprattutto delle risposte, perché questo ci
potrebbe salvare la vita.
Per capire qual è la situazione oggi, ecco
qualche esempio estrapolato dal libro del dottor
Andrew Weil: "Dal cioccolato alla morfina: tutto
quello che c'è da sapere sulle sostanza che
alterano la mente", ed. Arcana.
Stampate e portate al vostro medico di base.
Antistaminici
Alcune reazioni allergiche vengono mediate da
una sostanza endogena denominata istamina che
influisce in modo rilevante su nervi, vasi
sanguigni e altri tessuti. Nel tentativo di
eliminare i sintomi allergici, i farmacologi
hanno creato numerosi farmaci sintetici per
bloccare l'azione dell'istamina. Sono molti gli
antistaminici attualmente disponibili; in
dosaggi elevati vengono prescritti dal medico,
ma in dosi ridotte sono venduti come farmaci da
banco: alcuni dei più diffusi sono la
difenidramina (Benadryl), la clorfeniramina (Teldrin,
Chlor Trimeton), la bromfeniramina (Dimetane),
la desclorfeniramina (Polaramine), la
tripelennamina (PßZ, Piribenzamina), la
tripolidina (Actidil), la prometazina (Fenergan),
la pirilamina e la doxilamina.
Gli antistaminici sono dei farmaci forti che
influiscono su vari apparati dell'organismo, ma
spesso non sono così efficaci nell'azione che
dovrebbero svolgere: contrastare l'istamina ed
eliminare le allergie. Il sistema nervoso
centrale è particolarmente sensibile agli
antistaminici. Questi farmaci provocano spesso
delle profonde alterazioni dello stato d'animo,
e non in meglio: rendono depressi, acidi,
apatici e incapaci di ragionare in modo chiaro.
Alcuni di essi sono chimicamente affini ai
tranquillanti forti (come la Torazina ) e
producono effetti analoghi sull'umore. La
sedazione a cui danno luogo gli antistaminici
potrebbe interferire nella guida di autoveicoli
o in altre attività che richiedono
concentrazione, capacità di ragionamento e buoni
riflessi. Tali effetti si intensificano con
l'uso contemporaneo di alcol e altri sedativi.
Di recente sono stati prodotti degli
antistaminici che non entrano nel cervello: il
più noto è la terfenadina (Seldane). Non causa
sedazione e depressione, ma spesso dà mal di
testa e altri effetti collaterali sgradevoli e
inoltre è molto più costoso dei vecchi
antistaminici.
Nonostante la tendenza a mettere il consumatore
di cattivo umore, gli antistaminici sono tra i
farmaci più consumati in assoluto: né i medici
né i pazienti li vedono come sostanze
psicotrope. Inoltre, gli antistaminici sono
ingredienti comuni di molti preparati da banco,
come i farmaci per il raffreddore e sonniferi; a
volte vengono addirittura spediti per
corrispondenza come campioni gratuiti. Chiunque
soffra di depressione cronica e letargia
dovrebbe accertarsi che non sta consumando
queste sostanze chimiche sotto qualche forma.
Chi soffre di allergia dovrebbe poi sapere che i
sintomi allergici spesso rispondono a terapie
non farmacologiche, come cambiamenti di dieta e
stato d'animo: in questo modo si può interamente
evitare l'assunzione di antistaminici.
Alcuni farmaci di questa categoria sono usati
specificamente per prevenire il mal d'auto. Il
dimenidrinato (Dramamine) è il più noto di
questi. Come i suoi farmaci affini, dà spesso
sonnolenza e uno stato d'animo sgradevole.
Per quanto sia strano, esiste un antistaminico
che viene utilizzato da alcune persone,
soprattutto tossicodipendenti, per sballarsi: è
la tripelennamina, venduta con i nomi
commerciali di PBZ e Piribenzamina. (.)
Un'assunzione di antistaminici in dosi elevate o
per lunghi periodi appare dissennata. Questi
farmaci, invero, producono tossicità nel corpo e
nessuno dovrebbe perdere più tempo del
necessario con lo stato d'animo che producono.
Corticosteroidi (cortisone e affini)
Oltre a produrre l'adrenalina, le ghiandole
surrenali secernono altri ormoni che controllano
il metabolismo e la chimica corporea: questo
gruppo di ormoni proviene dallo strato esterno
della ghiandola, o corteccia, e quello
principale viene pertanto denominato cortisone.
Il cortisone e le sue sostanze affini hanno
tutti una struttura molecolare caratteristica
denominata nucleo steroide (che condividono con
gli ormoni sessuali maschili e femminili
descritti più avanti in questo capitolo). La
farmacologia ha ormai imparato a produrre
numerosi medicinali semisintetici con questa
stessa struttura, a partire dal materiali grezzi
che si trovano in certe piante. Come gruppo,
questi farmaci si chiamano corticosteroidi, o
semplicemente steroidi: sia quelli endogeni, sia
quelli prodotti dall'uomo.
Uno degli effetti più manifesti dei
corticosteroidi è quello di ridurre
l'infiammazione e alcune reazioni allergiche,
come le eruzioni cutanee. In alcuni nuovi
steroidi creati in laboratorio dalla
farmacologia tale azione è stata portata al
livello massimo. (.)
I medici prescrivono spesso gli steroidi anche
per uso sistemico, cioè per essere assunti
internamente. Esistono delle indicazioni chiare
per questo utilizzo, ma dato che gli steroidi
sembrano avere quasi dei poteri magici, i medici
tendono a prescriverli in modo eccessivo, a
volte somministrandoli per casi blandi come
irritazioni da edera del diavolo o da pannolini,
mal di schiena e altre patologie non abbastanza
gravi da legittimarne l'uso.
Il problema è che l'utile proprietà
antinfiammatoria degli steroidi costituisce solo
una delle varie azioni di questi potenti ormoni:
anzi, anche a dosi moderate gli steroidi
sistemici possono sconvolgere in modo drastico
l'equilibrio chimico dell'organismo e dare luogo
a grave tossicità, fino al decesso. Possono
inoltre arrestare la produzione da parte del
corpo dei suoi stessi steroidi e le conseguenze
possono essere: aumento di suscettibilità, ma
anche stress e infezione.
Gli effetti collaterali negativi degli steroidi
sono ben noti ai medici, ma poca attenzione
viene prestata alla loro psicoattività. Questi
farmaci possono dar luogo a euforia estrema,
simile alla fase maniaca della psicosi
maniaco-depressiva: in questi casi, la capacità
di giudizio può essere fortemente limitata e il
comportamento può farsi irregolare e illogico.
Con l'uso continuato, questa euforia iniziale
può trasformarsi in intensa depressione. Gli
steroidi possono rendere psicotici alcuni
individui o far venire loro manie suicide. Non
tutti coloro i quali assumono steroidi
sistemicamente hanno queste gravi reazioni, ma
probabilmente molti subiscono dei sottili
cambiamenti d'umore: nervosismo, insonnia,
depressione e altre alterazioni mentali a lungo
andare diventano comuni.
Chi ha già avuto problemi psichiatrici dovrebbe
essere cauto nel prendere gli steroidi. Tutti,
nondimeno, dovrebbero poi sapere che questi
composti sono tra i farmaci più forti che si
conoscano e andrebbero quindi circoscritti alla
cura di malattie davvero gravi.
Farmaci gastrointestinali
Uno dei farmaci più diffusi per la terapia dei
crampi intestinali e della diarrea è il Lomotil,
una combinazione di un oppiaceo denominato
difenoxilaio e di atropina, uno degli elementi
costituenti delle solanacee: entrambe riducono
il movimento degli intestini paralizzando i
nervi che li controllano. Il difenoxilato è una
sostanza chimica strettamente imparentata con la
meperidina (Demerol), uno dei narcotici medici
più forti. Analogamente al suo parente, il
difenoxilato può determinare la depressione del
sistema nervoso, che può essere intensificata
dall'uso simultaneo di altri sedativi; può anche
dare euforia e dipendenza. Molti pazienti che
assumono il Lomotil per problemi intestinali
avvertono degli effetti narcotici sull'umore, ma
non hanno minimamente idea del fatto che stanno
prendendo un oppiaceo.
L'atropina in sé ha psicoattività limitata a
basse dosi: quasi tutti la trovano sgradevole a
dosi elevate. Alcuni farmaci di combinazione
mescolano l'atropina con altri derivati delle
solanacee, compresa la scopolamina: il
principale principio psicotropo della famiglia
delle solanacee. Il Donnatal è un esempio di
tale miscela che include altresì del
fenobarbital come sedativo. I medici
somministrano spesso questi farmaci ai pazienti,
soprattutto a chi soffre di ulcera, crampi
gastrointestinali e disturbi urinari. E' raro
che medici o pazienti considerino il potenziale
di queste terapie nell'alterare stato d'animo e
pensiero, ma, come rilevato nel capitolo sui
deliranti, i farmaci derivati dalle solanacee
possono influenzare profondamente il cervello.
L'effetto psicotropo che viene notato più
facilmente è con ogni probabilità il torpore,
anche se nel tempo o ad alte dosi possono
causare cambiamenti ben più bizzarri.
Broncodilatatori
I broncodilatatori sono farmaci che aprono le
vie aeree nell'apparato respiratorio. Sono molto
prescritti, sotto forma di compresse e spray da
inalazione a pazienti con asma per alleviare il
respiro affannoso e la difficoltà di respirare,
caratteristiche della malattia. Gran parte di
questi farmaci agiscono stimolando il sistema
nervoso simpatico, che regola le pareti
muscolari dei tubi bronchiali: di conseguenza,
oltre all'effetto voluto, di norma provocano
eccitazione, ansia, irrequietezza e insonnia. Il
paziente non gradisce questi effetti
collaterali, ma se vuole respirare non ha
alternativa a tali farmaci.
Un altro problema dei broncodilatatori
stimolanti è la loro forte predisposizione a
causare la dipendenza: quando l'effetto di una
dose svanisce, la costrizione bronchiale aumenta
in reazione al farmaco, rendendo necessarie
altre dosi. Gli asmatici inalano spesso i
broncodilatatori durante tutto il giorno, oltre
a prenderli regolarmente per via orale: tale
frequenza d'uso accresce i rischi di
assuefazione e cambiamento d'umore.
Uno dei farmaci più ampiamente prescritto in
questa categoria, la teofillina, viene tenuto
sotto attento esame come possibile causa di
comportamenti violenti e singolari. La
teofillina è il principio attivo del tè ed è un
parente stretto della caffeina. Per molti anni
molti asmatici hanno ingerito grosse dosi
giornaliere di questo stimolante, che un tempo
veniva considerato un farmaco sicuro ed
efficace. Ora, invece, è sempre più comprovato
che tale sostanza può produrre cambiamenti
comportamentali seri, di conseguenza i suoi
giorni d'uso nella terapia medica stanno per
finire.
Analgesici "blandi"
I farmacologi non sono riusciti a produrre degli
analgesici (antidolorifici) di forza media per
colmare il divario tra aspirina e morfina. Ci
hanno fornito molti derivati degli oppiacei che,
a loro giudizio, sono più efficaci
dell'aspirina, ma più sicuri e meno capaci di
dare dipendenza rispetto alla morfina. Se tali
farmaci sono efficaci nel controllare il dolore,
tuttavia, esercitano sempre una forte attrattiva
sugli oppiomani ed è quindi verosimile che
portino alla dipendenza.
Uno di questi farmaci è il propossifene (Darvon),
un analgesico da prescrizione ampiamente
utilizzato negli ultimi anni. A volte, per
aumentarne l'efficacia, viene combinato con
aspirina e caffeina. Malgrado le dichiarazioni
dei suoi entusiasti produttori, gran parte dei
medici e dei pazienti hanno riscontrato che il
Darvon non è poi molto più valido dell'aspirina:
anzi, alcuni ritengono persino che quando tale
sostanza viene mescolata con l'aspirina, sia
quest'ultima a svolgere la maggior parte del
lavoro. Inoltre il potenziale di abuso del
Darvon è analogo a quello degli analgesici
narcotici forti. C'è voluto del tempo perché i
medici riconoscessero l'esistenza dell'abuso di
Darvon, ma adesso la conoscono bene e sono molto
più cauti nel somministrarlo.
Oltre ai farmaci di queste categorie, molti
altri medicinali da prescrizione hanno effetti
psicotropi, malgrado medici, farmacologi e
produttori non li riconoscano. A volte questi
affetti si manifestano in molti pazienti che
assumono il farmaco, a volte invece solo in
pochi. Se si comincia una terapia di farmaci
prescritti dal medico e si prova sonnolenza,
depressione, stati di ebbrezza, sogni insoliti e
altri cambiamenti umorali che non si riescono a
spiegare altrimenti, il responsabile di questi
disturbi potrebbe essere proprio il farmaco. Per
provarlo occorrerebbe sospenderne l'assunzione
e, dopo un certo intervallo, ricominciare per
vedere se esiste una relazione tra questo e i
sintomi.
PREPARATI DA BANCO
Sciroppi per la tosse
Gli sciroppi per la tosse da banco sono di varia
composizione. Alcuni non contengono alcuna
sostanza manifestamente psicotropa. Altri hanno
invece noti sedativi come alcol e cloroformio,
stimolanti come la pseudoefedrina, antistaminici
o derivati degli oppiacei considerati come non
narcotici. A volte chi cerca disperatamente un
po'di droga e non riesce ad avere nulla di
meglio, arriva a consumare grosse dosi di questi
preparati tentando di sballarsi.
Il principale sedativo da banco della tosse è
una sostanza denominata destrometorfano, un
parente della codeina che calma il nucleo della
tosse, ma che in teoria non produce euforia,
dipendenza o altri effetti caratteristici dei
narcotici. Alcuni, tuttavia, la assumono proprio
per inebriarsi. Si trova nello sciroppo
Robitussin e nelle compresse per il raffreddore
Coricidin (red devils, triple-Cs), ma può essere
venduto anche sul mercato di strada in forma
pura come destrometorfano (DXM). I consumatori
ne assumono grandi quantità per ottenere uno
stato da zombie chiamato dexing o robotripping.
Il potenziale di assuefazione e i danni medici
prodotti da un uso eccessivo di destrometorfano
sono ancora ignoti.
Farmaci per il raffreddore
Una larga percentuale nella vendita dei farmaci
da banco è rappresentata da capsule e compresse
per alleviare i sintomi del raffreddore. Come
per gli sciroppi per la tosse, i farmaci per il
raffreddore sono un miscuglio di formule di
varia efficacia. Gli ingredienti comuni sono:
antistaminici, aspirina e altri analgesici,
medicinali derivati dalle solanacee per
asciugare la secrezione eccessiva nel naso e in
gola, caffeina e pseudoefedrina o sinefrina per
compensare gli effetti sedativi degli altri
ingredienti. Di norma queste miscele sono
confezionate in compresse multicolori e capsule
sgargianti perché appaiano esotiche ed efficaci.
E' poi opinabile se influiscano sul corso del
raffreddore o ne riducano considerevolmente i
sintomi.
Quel che è certo è che i farmaci da banco per il
raffreddore possono influire sull'umore, di
solito in modo spiacevole. Metodi alternativi
per la cura del raffreddore, e quindi per
evitare tali problemi, sono un bagno caldo, bere
liquidi, mangiare di meno, riposare di più e
diminuire stress e stimolazione.
Decongestionanti nasali
Uno degli effetti fisici degli stimolanti è
quello di contrarre i vasi sanguigni nel naso e
nei seni. Tale costrizione restringe questi
tessuti, consentendo all'aria di passare
liberamente. L'effetto è temporaneo e, quando
l'effetto stimolante svanisce, di solito viene
seguito da una reazione opposta detta
"rimbalzo", nella quale i passaggi nasali
diventano più bloccati di prima. Si tratta di un
modello analogo a quello che si verifica con i
farmaci broncodilatatori descritti in
precedenza.
I primi inalanti nasali contenevano delle
strisce di carta impregnate dianfetamina. Chi li
assumeva provava una stimolazione generica:
qualcuno provava ebbrezza, altri ne diventavano
dipendenti. Alcuni, poi, aprivano addirittura il
contenitore per estrarne l'anfetamina e
assumerla in altri modi. Alla fine i produttori
smisero di utilizzare l'anfetamina per gli
inalanti nasali e la sostituirono con altre
sostanze, in teoria meno stimolanti e con meno
capacità di dare assuefazione.
Oggi gli inalanti e gli spray da banco per
sbloccare il naso chiuso non sono considerati
psicotropi: alcuni inalanti non contengono
droghe ma solo sostanze aromatiche come il
mentolo. Possono essere piacevoli da usare, ma
non sono affatto efficaci come le sostanze
chimiche che costringono i vasi sanguigni.
Indubbiamente gli spray e gli inalanti che
invece contengono droghe funzionano nel breve
termine, ma, malgrado i produttori sostengano il
contrario, sono tuttora stimolanti e danno
spesso dipendenza.
Non tutti provano una sensazione di stimolazione
generica da questi prodotti, ma solo coloro che
arrivano a farne uso abitualmente.
Probabilmente un rischio maggiore di dipendenza
sorge dalla natura temporanea del sollievo che
danno: se si continua a usarli per far fronte al
"rimbalzo" che segue alla dose iniziale, in
breve non si riuscirà più a respirare senza. I
preparati ad azione più lunga possono essere più
sicuri, da questo punto di vista.
Sono disponibili anche alcune forme di
decongestionanti orali, per esempio la
pseudoefedrina (Sudafed), un parente stretto
dell'efedrina stimolante naturale: questa viene
immessa in bocca e non nel naso, quindi è meno
probabile che causi il "rimbalzo" e la
conseguente dipendenza, ma per alcuni
consumatori, e ad alte dosi, risulta decisamente
stimolante. Anche la sinefrina, un prodotto
ricavato dall'arancia amara, è stimolante.
Inibitori dell'appetito
Abbiamo già menzionato queste forme orali di
stimolanti. Fino a poco tempo fa contenevano
efedrina, a volte associata a caffeina, e
vengono confezionati o denominati in modo da
sembrare anfetamina.
Uppers da banco
La caffeina pura viene venduta in molte farmacie
(per molto più di ciò che vale) con forme
fuorvianti che sembrano alludere a potenti
anfetamine: per esempio, un prodotto denominato
Caffedrine, venduto in capsule grigio-bianche a
rilascio graduale e che ha lo stesso aspetto del
Dexamyl farmaceutico. Sicuramente chi lo compra
lo rivenderà poi sul mercato illegale come
Dexamyl ad acquirenti ignari. Prodotti meno
recenti e ingannevoli sono il Vivarin, e il
NoDoz, sotto forma di semplici compresse
bianche. Se questi prodotti risultano più
efficaci del caffè o del tè è solo perché la
gente ha fiducia nelle pillole.
Downers da banco
Nelle farmacie è disponibile anche tutta una
gamma di prodotti che favoriscono il sonno di
notte (Nytol, Sominex, Unisom). Vengono
diffusamente prescritti come sostituti da banco
dei più forti tranquillanti minori e dei
sonniferi. Tutti contengono antistaminici: di
norma difenidramina (Benedryl), pirilamina o
doxilarnina. Come già rilevato, queste sostanze
non sono innocue e tendono a influire sulle
funzioni mentali in modo sgradevole: danno
sonnolenza, ma possono produrre anche
depressione e possono dare assuefazione.
Noi siamo favorevoli a rimedi meno tossici per
l'insonnia: per esempio fare più esercizio
fisico durante il giorno, diminuire l'uso degli
stimolanti, soprattutto di sera (ricordate di
leggere le informazioni di ogni analgesico,
pasticca per il raffreddore e altri medicinali
per vedere se contengono caffeina o stimolanti
vari), tecniche di rilassamento, bagni caldi e
semplici integratori alimentari come compresse
di calcio e magnesio: molti trovano rilassanti,
se prese prima di andare a letto.
Tratto da: disinformazione.it
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FARMACOUTILIZZATO
come ANTITUMORALE, GENERA altri CANCRI !
Pillola abortiva Uccide...
TAMOSSIFENE
SOTTO ACCUSA per le DONNE SANE
Ancora
una battuta d'arresto per il tamossifene (farmaco utilizzato per i tumori al seno). Dopo
l'allarme lanciato l'anno scorso dalle pagine del Journal of the National Cancer Institute
da Mitchell Gail (vedi Tempo Medico numero 651, pagina 4), uno studio olandese conferma
l'esistenza di un aumento netto del rischio di cancro all'endometrio nelle donne che
assumono il farmaco a lungo termine per un tumore della mammella.
Lo
studio riassume i dati ottenuti paragonando circa 300 donne che avevano sviluppato una
neoplasia uterina dopo essere state malate di cancro mammario a quasi 900 pazienti con
tumore della mammella, ma con un utero sano. La prima diagnosi risaliva almeno al 1976,
anno in cui la maggior parte dei centri olandesi ha iniziato a proporre l'uso del
tamossifene.
I
risultati parlano chiaro: il rischio di sviluppare un cancro all'utero per chi ha fatto
uso di tamossifene è in media di 1,5 volte superiore a quello di chi non ne ha mai
assunto, e aumenta in maniera progressiva con la durata del trattamento. Infatti, chi si
è sottoposto alla terapia per più di cinque anni vede crescere di circa sette volte la
probabilità di avere una neoplasia uterina.
L'osservazione
più preoccupante è però un'altra: i tumori che si sviluppano nelle donne trattate con
il tamossifene per un tempo prolungato sono spesso più maligni e invasivi, vengono
riconosciuti in fase avanzata, inquadrati allo stadio III e IV della classificazione
ufficiale, e presentano anche un'alta percentuale di sarcomi e di tumori mesodermici misti
maligni (MMMT), molto difficili da curare.
Tutto
questo comporta una diminuzione della sopravvivenza.
«Anche
se i numeri sono piccoli, la statistica conferma che c'è differenza tra chi ha seguìto
la terapia e chi non l'ha mai assunta» commenta Liesbeth Bergman, epidemiologa
dell'Istituto dei tumori olandese e coordinatrice dello studio.
«Inoltre,
il nostro studio contraddice ciò che si pensava finora, e cioè che il tamossifene
tendesse ad aumentare il rischio di tumori uterini, ma che questi fossero per lo più di
un tipo istologico a prognosi più favorevole».
Lo studio del 1999 a cura di Mitchell Gail, che aveva partecipato a un workshop sul BCPT
ai National Cancer Institutes di Bethesda, aveva già dimostrato come il farmaco,
presentasse effetti collaterali molto gravi, quali tumori endometriali, ma anche ictus ed
embolia polmonare.
E'
interessante notare come il pericolo di sviluppare un tumore uterino aumenti con l'aumento
della durata del trattamento, mentre sembra essere indipendente dalla dose di farmaco
assunta ogni giorno. Per di più, non è modificato nemmeno da altri fattori di rischio
noti quali il sovrappeso, l'obesità, o l'assunzione di terapia ormonale sostitutiva per
la menopausa. Inoltre, l'intervallo tra la sospensione della terapia e l'insorgenza della
malattia non ha alcuna influenza, quasi a dimostrazione del fatto che il rischio,
potenzialmente, non finisce mai.
Il
commento che accompagna l'articolo della Bergman, a cura di Karen Gelmon, della British
Columbia Cancer Agency di Vancouver, in Canada, individua alcuni punti deboli dello studio
olandese, sui quali si dovrà concentrare la ricerca futura. Uno di questi è il fatto che
lo studio ha avuto inizio circa 25 anni fa, quando non era ancora nota l'associazione del
tamossifene con i tumori uterini. Il grande numero di casi di neoplasie ad alta malignità
potrebbe essere pertanto imputabile a un ritardo nella diagnosi, che oggi si verifica
molto meno spesso grazie alla consapevolezza maggiore degli oncologi nei confronti di
questo rischio.
Sintesi
tratta da: Tempo Medico (n. 679 del 11 ottobre 2000)
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Cala del 7% il cancro al seno: merito di cosa ?
I tassi di incidenza del cancro al seno sono scesi del 7 per cento
(del 15 per cento se si considerano soltanto le forme positive agli
estrogeni) tra agosto 2002 e dicembre 2003 negli Usa, e studi
europei mostrano l'identico trend .
I ricercatori dell'M.D. Cancer Center di Houston ritengono che il
fenomeno epidemiologico sia dovuto al fatto che milioni di donne in
quel periodo hanno abbandonato la terapia ormonale per i sintomi
della menopausa, ritenuta responsabile di un aumento del rischio di
insorgenza del cancro al seno. "Ma anche se la correlazione tra
calo della terapia ormonale e calo dei casi di cancro è
impressionante, occorre molta cautela e ulteriori verifiche",
spiega Peter Ravdin, oncologo e leader del team di ricercatori
texani. I dati più marcati sono stati rilevati nelle donne dai 50 ai
69 anni, proprio la fascia di età nella quale la terapia ormonale
era più diffusa.
Il fatto che la terapia ormonale incoraggi la crescita dei tumori
positivi agli estrogeni è noto da tempo ai ricercatori: l'ipotesi è
che quando le donne smettono di assumere ormoni anti-menopausa, i
tumori in fasi precoci eventualmente presenti nel loro seno vengano
di colpo privati di estrogeni e smettano di crescere, senza mai
raggiungere uno stadio in cui sono visibili alla mammografia.
"Questo potrebbe essere lo studio dell'anno", afferma Otis Brawley,
direttore del Georgia Cancer Center della Emory University.
"I dati raccolti spiegherebbero anche perché i tassi di cancro al
seno sono inferiori nelle donne di colore, tradizionalmente meno
inclini ad assumere ormoni".
Fonte: Kolata G. Reversing trend, big drop is seen in breast cancer.
The New York Times 15/12/2006.
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Pillola abortiva, E siamo alla 16ª vittima -
SILENZIO OMERTOSO IN VISTA DEL VARO
E siamo a sedici. La pillola abortiva Ru486, che
forse tra pochi mesi sarà commercializzata in
Italia, ha provocato la morte di un'altra donna,
che va ad aggiungersi alle quindici di cui
abbiamo già dato notizia. Una notizia, però, che
quasi nessuno ha raccolto. La grande stampa
italiana ha ostinatamente ignorato queste morti,
e ha preferito prendere per buono il ritornello
ripetuto meccanicamente dai sostenitori della
pillola: si tratta di un farmaco assolutamente
sicuro, usato in Europa da anni, e l'Italia,
autorizzandone la diffusione, non farebbe altro
che colmare un vistoso ritardo.
Pazienza, ci siamo abituati: che i mezzi di
comunicazione di massa filtrino le notizie
secondo il proprio orientamento ideologico non
sorprende.
Sorprende invece, e soprattutto inquieta, che
persino chi ha il compito ufficiale di vigilare
sulla sicurezza dei farmaci non disponga di
informazioni certe sul numero delle morti.
Nell'ultimo bollettino dell'Agenzia italiana del
farmaco (Aifa) si può leggere un articolo
intitolato «Ru 486: efficacia e sicurezza di un
farmaco che non c'è». Lo scopo del pezzo, si
legge nel sommario, è di fornire «un
aggiornamento dettagliato» sulla pillola
abortiva, ma la bibliografia non appare molto
aggiornata. Le morti, secondo l'articolo,
sarebbero in tutto 9, di cui 6 per sepsi.
I conti non tornano: le donne morte per sepsi
sono già 9, mentre il totale dei decessi è
arrivato, con quest'ultimo tragico caso (ne
parliamo diffusamente nell'inserto «è vita»)
appunto a 16. Non è, però, la sola lacuna
dell'articolo citato; anche la contabilità degli
eventi avversi non è aggiornata, mentre le
percentuali di efficacia si basano su fonti e
criteri di valutazione molto discutibili.
Nel testo, fra l'altro, non si accenna a uno
degli aspetti sanitari più problematici del
metodo chimico: circa il 20% delle donne
francesi e addirittura il 50% delle inglesi che
si rivolgono alle cliniche «Marie Stopes» non si
presentano alla visita finale di controllo, e
degli esiti dell'aborto non si sa più nulla.
Su tutto questo, e su altre informazioni
imprecise o incomplete contenute nell'articolo
del Bollettino Aifa, torneremo con maggiori
dettagli. Oggi vogliamo soltanto ricordare la
ragazza di diciott'anni, senza volto, senza
nome, senza storia, che è morta grazie alla
pillola che i media americani chiamano da tempo
«kill pill».
Le 16 donne che hanno pagato così duramente la
loro scelta di interrompere la gravidanza, in
Europa non hanno mai avuto l'onore di una pagina
di giornale. Nessuno ha raccontato la vicenda di
Rebecca Tell Berg, sedicenne svedese morta sotto
la doccia per una violenta e inarrestabile
emorragia, o di Oriane Shevin, figlia del
presidente del Comitato nazionale di bioetica
francese Didier Sicard.
Nemmeno la morte della diciottenne Holly
Patterson, che negli Usa ha provocato una
campagna di stampa sulle misteriose infezioni
letali provocate dal batterio Clostridium, ha
avuto eco in Europa.
Il velo di silenzio che avvolge i decessi da
aborto chimico è così fitto che il New York
Times ha avanzato l'ipotesi che le morti possano
essere più di quelle di cui con tanta fatica si
riesce a sapere qualcosa.
Ci auguriamo che l'Agenzia italiana del farmaco,
che dovrà esaminare la documentazione
scientifica sulla Ru486 per autorizzarne
l'eventuale registrazione nel nostro Paese, non
si fermi a un approccio superficiale, e svolga
in piena trasparenza il proprio compito,
offrendo una risposta convincente ai tanti dubbi
che la pillola suscita.
Ci auguriamo che l'Agenzia del farmaco non si
fermi a un approccio superficiale.
By Eugenio Roccella - Tratto da: Avvenire del
29/11/2007
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I FARMACI RITIRATI E QUELLI A RISCHIO
Cerivastatina (Lipobay/Baycol)
Appartiene alla classe degli anticolesterolo
(statine) usati per prevenire eventi coronarici
in pazienti con cardiopatie. Fu ritirato nel
2001 con l'accusa di aver causato numerosi
decessi. Specie se associato ai fibrati provoca
danni muscolari, fino a rabdomiolisi, con gravi
conseguenze a livello renale e cardiaco.
Antidepressivi (Prozac, Zoloft, Paxil, Effexor)
Gli antidepressivi di nuova generazione, gli
Ssri, che inibiscono la ricaptazione della
serotina, erano considerati efficaci anche negli
adolescenti. Nel 2004 la Fda e l'Emea hanno
stabilito che non solo gli Ssri ma l'intera
categoria degli antidepressivi aumenta il
rischio di comportamenti suicidi nei pazienti
pediatrici e negli adolescenti.
Cisapride (Cipril/Alimix)
Farmaco usato anche nei bambini contro il
reflusso gastroesofageo: ritirato dal commercio
nel 2000 dopo che Vanessa Young, una 15enne con
lievi disturbi gastrici, morì di infarto a causa
del farmaco. Negli Usa viene ancora prescritto,
in casi particolari e sotto stretta sorveglianza
del medico.
Sibutramina (Meridia/Reductil)
Sviluppata inizialmente come antidepressivo, si
scoprì che poteva servire a perdere peso,
facendo crescre i livelli di serotonina e
noradrenalina. Fa aumentare la pressione
arteriosa ed espone a rischio cardiovascolare
anche fatale.
Nel marzo 2002 il ministero della Salute
sospende cautelativamente la vendita del farmaco
e richiede all'Emea una rivalutazione del
profilo rischio/beneficio. La sospensione della
sibutramina è annullata nell'agosto 2002 ed è
riammessa in commerco con precise
controindicazioni e a uso specialistico.
Terapia sostitutiva ormonale
Nel 2002 uno studio su 16 mila donne, il Women's
health initiative (Whi), che prendevano ormoni (estro-progestinici)
in menopausa è stato interrotto prima della data
prevista, il 2005, dopo 5 anni e due mesi:
l'assunzione in dosi fisse di questa
combinazione di ormoni ha evidenziato che i
rischi erano superiori ai benefici: aumento di
ictus, trombosi venosa, embolia polmonare e
tumore al seno.
Rosuvastatina (Crestor)
Introdotta sul mercato nel 2003 è anch'essa
sotto stretta sorveglianza, come tutte le altre
statine. David Graham, dell'Fda, in contrasto
con la sua Agenzia per la sicurezza sui farmaci
sostiene sia necessario sottoporre a revisione
il Crestor per gli alti rischi cui è associato:
danni muscolari, come la rabdomiolisi, e
insufficienza renale.
Valdecoxib (Bextra), Parecoxib (Dynastat),
Celecoxib (Celebrex/Artilog/Solexa), Eterocoxib
(Arcoxia, Algix, Tauxib), Lumiracoxib (Prestige,
registrato in Europa, sospeso temporaneamente il
lancio)
Appartengono alla classe dei nuovi
antinfiammatori, i Coxib, inibitori selettivi
della cox-2. Il rofecoxib (Vioxx) è stato
ritirato, ma tutti i Coxib sono sottoposti a
revisione da parte di Fda ed Emea: per valutare
l'opportunità di mantenerli in commercio.
L'Emea ha indicato forti limitazioni d'impiego,
controindicazioni nei pazienti con malattia
cardiaca o ictus, e ulteriori controindicazioni
nei pazienti con ipertensione, precauzione nei
pazienti a rischio cardiovascolare e utilizzo
alla dose più bassa per un trattamento il più
breve possibile.
Sartani Candersartan (Blopress, Ratacand)
Eprosartan (Tevetenz), Irbersartan (Aprovel,
Karvea) Losartan (Loortan, Losaprex, Neolotan),
Telmisartan (Micardis, Pritor) Valsartan (Tareg,
Valpression)
Sono antagonisti dei recettori
dell'angiotensina-2, efficaci come
antipertensivi, nell'insufficienza cardiaca e
come nefroprotettori. Negli ultimi tempi hanno
registrato una crescita vertiginosa di
prescrizioni sostituendosi agli Ace-inibitori.
In realtà, studi concludono che i sartani
espongono a maggior rischio di infarto.
Tratto dall'archivio di panorama.it
vedi:
INTEGRATORI
(Mineral-Vitaminici) e Farmaci a CONFRONTO
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Pericolo Farmaci
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