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GUIDA
alla SALUTE NATURALE
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Manuale di MEDICINE
ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI - Manual of
ALTERNATIVE
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Intervista
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Potere e Giustizia
Corruzione
e sistemi sanitari nel mondo: vedi
http://www.epicentro.iss.it/focus/globale/globalcorrupt.asp
BARONIE, Universita' e MEDICI
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Guerra contro le Donne
FILM interessantissimo da visionare:
http://video.google.it/videoplay?docid=4684006660448941414
Medici pagati da case
farmaceutiche
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Statistiche in campo sanitario
"Se non mettiamo la
Libertà delle
Cure mediche nella
Costituzione, verrà il tempo in cui la
medicina si organizzerà, piano piano e
senza farsene accorgere, in
una
Dittatura
nascosta.
E il tentativo di limitare l'arte della
medicina solo ad una classe di persone,
e
la negazione di uguali privilegi alle altre “arti”, rappresenterà la
Bastiglia della scienza medica".
(By
Benjamin Rush, firmatario della
Dichiarazione d'Indipendenza USA - 17 Sett 1787)
Rapporto Flexner e
Dichiarazione di Alma Ata
I dittatori nascosti
(clandestini) della medicina, d’altra parte li
conosciamo molto bene…..; che vestano gli abiti dei
“baroni” e degli “scienziati”, che si mimetizzano nelle
“lobbies
accademiche” od operino nelle
multinazionali del farmaci,
sono loro quelli che “contano” e “governano”
la medicina ufficiale.
Alle menti aperte e liberali il compito di reagire a
questa marea montante di intolleranza anti-scientifica,
prima che questi nuovi tiranni arrivino ad
insegnarci perfino cosa e’ giusto e non e’ giusto
pensare…!
220 anni dopo, questa situazione di
dittatura
sanitaria si e'
realizzata
e TU caro lettore cosa fai per
contrastarla ??
L'F.D.A.
(USA) ha TENUTO NASCOSTE le PROVE della PERICOLOSITÀ dei
CIBI TRANSGENICI
e di molti Farmaci e Vaccini
(vedi la trasmissione Report -Rai3 del
20704/08)
Corruzione nella Sanita' italiana = Aifa
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Ecco cosa afferma
il dott. F. Franchi:
"Il più grande
ostacolo al progresso della scienza è il
monopolio che ne fanno gli esperti, tra i quali
si crea una rete (il cosiddetto establishment)
che controlla i fondi per la ricerca, le
pubblicazioni, gli incarichi accademici, le
royalities per i test ed i farmaci, e mira a
mantenere la sua posizione dominante di successo
evitando per quanto possibile che altre idee,
altre soluzioni, altre teorie possano filtrare
scalzando le loro.
La censura c’è, e mentre una volta i
"dissidenti" venivano fisicamente eliminati,
oggigiorno lo stesso effetto viene ottenuto
escludendoli dal circuito scientifico e
mediatico che conta. Viene incoraggiata la
raccolta di dati, una massa di dati sempre
crescente, mentre scoraggiata è la loro
elaborazione critica".
Tratto da:
http://www.dissensomedico.it
Sono
in crisi i filtri di qualità che garantiscono
l'affidabilità della
ricerca scientifica in
ambito medico.
Un editoriale pubblicato contemporaneamente
sulle più importanti riviste di medicina
generale (come «Lancet» e «The New England
Journal of Medicine») ha recentemente
annunciato delle misure restrittive nei
confronti dello strapotere delle industrie
farmaceutiche nella disseminazione dei lavori
scientifici, con particolare attenzione ai
risultati di studi multicentrici per testare
l'efficacia dei farmaci.
I direttori di queste riviste riconoscono che la
crescente importanza delle industrie private nel
finanziamento delle ricerche biomediche sta
minando l'indipendenza dei ricercatori.
Il
problema emerge drammaticamente agli inizi degli
anni Novanta. Viene effettuato negli Stati Uniti
un grosso studio multicentrico che confronta due
farmaci contro l'ipertensione arteriosa. Uno è
un medicinale recente e relativamente costoso
(un calcio antagonista). L'altro è un diuretico
(un farmaco a basso costo già in uso da molto
tempo).
Ci si aspetta di dimostrare che il nuovo farmaco
è meglio di quello vecchio. Quello che viene
fuori è invece sorprendente. Non solo sono
sostanzialmente equivalenti rispetto alla
pressione. Il calcio antagonista causa più
effetti collaterali. Scatta da parte della casa
farmaceutica un pressing senza pari per smussare
le conclusioni dello studio. Esce in una
prestigiosa rivista («Jama») un articolo in
cui compaiono solo gli autori che avevano
accettato la versione della casa farmaceutica,
mentre non firmano lo studio gli altri.
La cosa diventa pubblica per opera di un
giornalista ed è uno scandalo. Di questi
scandali si riempiono presto le più importanti
riviste mediche.
L'antidoto ? Dichiarare il conflitto di
interessi.
Viene richiesto agli autori che
inviano un lavoro scientifico di rendere
espliciti i loro eventuali conflitti di
interessi.
Questo però non da tutte le riviste (a esempio,
su «Nature» solo da quest'anno). Uno studio
pubblicato su «Psychotherapy and Psychosomatics»
(rivista della Karger di Basilea) da un
ricercatore di Boston, Sheldon Krimsky, nel
maggio di quest'anno rivela che un conflitto di
interessi viene dichiarato in meno dell'1% dei
casi (lo studio può essere rintracciato nel
percorso sul conflitto di interesse del sito
www.fondazionebassetti.org
Lo
stesso gruppo di ricercatori aveva
precedentemente effettuato uno studio in cui era
stata verificata la presenza di conflitti di
interessi sostanziali (possedere azioni
dell'industria di cui si sta testando il
prodotto, oppure brevetti, oppure essere
consulenti dell'azienda) negli autori di Boston.
E scopre che questo conflitto di interessi è
presente in un caso su tre. I conti non tornano.
I direttori delle riviste mediche annunciano
nell'ultimo editoriale misure più restrittive:
obbligheranno gli autori ad assumersi piena
responsabilità dei risultati degli studi
(inclusa la loro elaborazione statistica).
Con
questo ammettono implicitamente di avere
pubblicato studi manipolati, usati pesantemente
dall'industria per la sua propaganda.
Non forniscono però alcun aiuto concreto agli
autori che si trovino in difficoltà per
preservare la loro integrità.
E danno anche il cattivo esempio, non
dichiarando nell'editoriale i loro conflitti di
interessi (che per coloro che dirigono una
rivista sono ben più gravi di quelli degli
autori).
I criteri per l'accettazione di un lavoro
scientifico da parte delle riviste mediche che
usciranno nel 2002 (preannunciati da questo
editoriale) sono un passo avanti positivo. Ma
del tutto insufficiente ad affrontare il
problema del conflitto di interesse.
In un editoriale apparso sul primo
numero di "Psychotherapy
and Psychosomatics" di quest'anno (anche questo
consultabile nel sito della Fondazione Bassetti)
ho disegnato uno scenario diverso: la presenza
di gruppi con particolari interessi
scientifico-economici, che monopolizzano riviste
e congressi, deformando e pilotando la
comunicazione scientifica.
Cosa
succede se un direttore di una rivista ha grossi
interessi economici (personali o della rivista,
sotto forma di, pubblicità)? Pubblicherà
articoli che vanno contro questi interessi?
Occorre allora riconoscere che il problema del
conflitto di interessi si situa in quello più
generale della responsabilità dello scienziato
e di chi fruisce della scienza.
Richiede
interventi a svariati livelli (connessioni tra
ricercatori che si battono per l'integrità
della scienza, coinvolgimento della società
civile e particolarmente delle associazioni dei
pazienti e consumatori, collegamenti con i
movimenti post Seattle, responsabilizzazione
della stampa di divulgazione scientifica ecc.).
E non solo la richiesta "Niente da dichiarare ?".
Perché quello che ormai è in gioco è la
credibilità stessa della medicina clinica. Se
viene persa, viene meno anche il potere del
medico di guarire.
By Giovanni Fava -
Professore ordinario di Psicologia clinica
all'Università di Bologna e Professore
ordinario di Psichiatria alla State University
of New York of Buffalo. Direttore di "Psychotherapy
and Psychosomatics"
Tratto da: nadirnotizie.it
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