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Le
Api boicottano le piante OGM
Se lo saranno detto con le sequenze di simboli
nascosti nelle danze a mezz'aria ?
Oppure con le emanazioni dei recettori odorosi,
che - rivelano studiosi americani come
James Nieh - sono state elaborate con milioni di
anni di sforzi e oggi ricordano in tutto e
per tutto i codici cifrati degli agenti
segreti ?
Di certo l'evoluzione non le aveva preparate
all'imprevisto fabbricato dai loro partner
da almeno 8 mila anni, gli esseri umani: le api
si stanno scambiando informazioni via via
più preoccupate e da un po' di tempo si
consigliano reciprocamente di stare alla larga
dai campi geneticamente modificati che
ricoprono superfici in rapida espansione, dalle
praterie della "corn belt" statunitense
alle pampas argentine, fino alle pianure
infinite di India, Cina e Australia.
Gli studiosi se ne sono accorti quando
hanno deciso di osservare che cosa succede
attorno a una pianta che non esiste in
natura, ma è una fortunata manipolazione che
genera fiumi di dollari.
vedi:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=25&ID_sezione=243&sezione=News
In un'altro studio al contrario si e' dimostrato
che e' POSSIBILE che polline Transgenico (OGM)
sia prelevato dalle api le quali potrebbero
impollinare le piante selvatiche o di
coltivazione NON OGM distanti anche
chilometri.
Lo afferma una ricerca pubblicata su
Pnas, condotta dal Cnetro Internazionale
di fisiologia ed ecologia deglki Insetti di
nairobi, assieme all'Istituto francese di
ricerca per lo sviluppo. lo studio e' stato
realizzato in vista della pianificata
introduzione di fagiolini OGM, resistenti agli
insetti, in zone dell'Africa dov'e' diffusa la
varieta' selvatica.
I
ricercatori hanno seguito gli spostamenti dell'Xylocopa
flavorufa, una specie di grossa ape di
colore nero-violaceo con il
radiotracking, tecnica impiegata per la
prima volta sugli insetti impollinatori. Grazie
alla precisa mappatura dei voli, i ricercatori
hanno scoperto che l'insetto visita fiori di
piante sia coltivate che spontanee in un raggio
di 6 Km dall'alveare. Cio' significa che il
polline transgenico, a bordo delle api,
viaggerebbe su lunghe distanze, vanificando i
tentativi di isolare le colture OGM !
Giorgio Celli: "La natura si ribella alle
follie della scienza"
Professor Giorgio Celli, sembra che la natura
cominci a ribellarsi agli OGM.
E' così ?
"Il fenomeno segnalato in Canada è ancora
tutto da approfondire, ma sono molto
preoccupato: sono sempre stato contro gli
OGM e credo siano
solo un danno alla natura. La strategia
con cui si ottengono organismi con
caratteristiche che prima non possedevano
dovrebbe essere messa sotto stretto
controllo. Abbiamo sequenziato il
Dna
dell'uomo e dell'ape, ma non abbiamo
capito le interazioni tra i nucleotidi.
Non sappiamo ancora come
interagiscono. Al momento, se
inseriamo un pezzo di Dna tra due vegetali o
animali, i risultati sono imprevedibili".
vedi:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=112&ID_sezione=76&sezione=Ambiente
Api e OGM
Della moria di
api che sta
investendo gli USA, la Germania e il Brasile
non si parla piu' molto, come se
l'emergenza fosse rientrata, anche se non e'
affatto cosi'.
Anche in Italia, di recente, si e' osservato uno
strano comportamento di api e
vespe, che sono state viste nel milanese
muoversi in grossi sciami come "impazziti".
Sulle possibili cause del CCD (Colony Collapse
Disorder), che ha fatto sparire fino al
90% delle api operaie sulla costa ovest degli
Stati Uniti, ci sono varie teorie:
c'e' chi da' la colpa alle emissioni dovute ai
ripetitori per telefonia mobile, chi ad alcuni
pestidici che si sarebbero rivelati
particolarmente pericolosi per le api, chi agli
OGM.
E' anche quest'ultima possibilita' e' stata
presa recentemente in seria considerazione,
fatto che finora si era dato meno credito che ad
altri fattori, non capendo quale relazione
potesse esserci tra una simile scomparsa di
massa e l'impollinazione da piante geneticamente
modificate.
vedi:
http://isoladeilotofagi.wordpress.com/2007/05/04/api-e-ogm/
+ OGM dott.
Nacci
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Troppi
fitofarmaci
nel piatto degli italiani:
Le mele e l'uva sono le regine dei frutti più
contaminati. C'è una maggiore attenzione nei
controlli (13% in più rispetto al 2005) e sui
principi attivi ricercati, ma c'è chi, come il
Molise, conquista la maglia nera registrando una
assenza totale di analisi nella Regione. E se
l'84% delle verdure analizzate risulta regolare
e privo di residui chimici, desta forti
preoccupazioni il fenomeno della moria delle api
a causa della diffusione in agricoltura di
alcuni fitofarmaci sistemici. Sono questi, in
sintesi, i numeri e le storie contenuti nel
dossier
Pesticidi nel piatto 2007, l'annuale
rapporto di
Legambiente, presentato a Roma, sulla
presenza di residui chimici sull'ortofrutta,
realizzato sulla base dei dati forniti dai
laboratori pubblici provinciali e regionali
relativi alle analisi condotte nel corso del
2006.
Su 253 campioni di
uva analizzati, infatti, ben 117 (pari al 46,2%)
risultano contaminati da più di un residuo
chimico, 53 rilevano la presenza di un solo
residuo (21%) e 3 (1,2) risultano pienamente
irregolari, cioè fuori legge per superamento dei
limiti di concentrazione di residuo chimico o
per uso di pesticidi non autorizzati. Solo il
31, 6% sono campioni di uva regolari, senza cioè
la presenza di alcun fitofarmaco. Eclatante è
poi il caso delle mele, frutto tradizionalmente
associato alla salute della persona, di cui solo
il 39% risulta essere esente da pesticidi: il
30% dei campioni analizzati presenta più di un
principio attivo e addirittura il 3,6% risulta
irregolare. Anche il 20% dei prodotti derivati
risulta contaminato da uno o più principi
attivi: dato significativo se si considera come
tra questi compaiano l'olio e il vino, prodotti
tipici del made in Italy.
Scorrendo le pagine
del rapporto, emerge che la percentuale dei
campioni irregolari di prodotti ortofrutticoli
rimane pressoché invariata rispetto allo scorso
anno (1,3%), mentre i campioni con più di un
residuo diminuiscono leggermente, con un calo
stimato dell'1,7 per cento. Salta agli occhi il
dato sulle analisi della provincia di Bolzano,
località a tradizionale vocazione produttiva di
mele, che evidenziano 5 mele di provenienza
locale con 5 residui. Anche il Dipartimento
provinciale di Roma ha rilevato 5 residui in un
campione di mele proveniente da Napoli, mentre
l'uva è il genere alimentare che più preoccupa,
secondo le analisi condotte in Puglia, con 5 e 6
residui chimici rilevati contemporaneamente.
Stesso trend per le analisi condotte in
Lombardia.
Il rapporto registra
comunque un lento, ma graduale miglioramento, a
testimonianza, sottolineano da Legambiente,
della maggior attenzione da parte degli
operatori agricoli alla salubrità dei cibi e
alle richieste dei consumatori, sempre più
orientati, nelle scelte, ai prodotti provenienti
da un'agricoltura di qualità. «Il costante anche
se lento miglioramento dei dati - evidenzia
Francesco Ferrante, direttore generale di
Legambiente - conferma la validità delle nostre
battaglie a favore di un'agricoltura di qualità,
il più possibile sana, stagionale e legata al
territorio».
Sul versante dei
controlli (10.493 in tutto), inoltre, il
rapporto rileva come a fronte di un aumento del
13% delle analisi sui campioni di prodotti
ortofrutticoli e derivati, siano ancora molto
esigue le analisi condotte sui prodotti derivati
da agricoltura biologica. Nel Belpaese, infatti,
si rilevano solo 394 campioni bio analizzati, un
dato poco significativo se paragonato agli oltre
10.500 campioni di agricoltura tradizionale.
Il captano è il principio attivo più spesso
riscontrato nelle analisi. Seguono, il
carbofuran, il chlorpirifos e il cyprodinil.
Nella frutta presenti anche il procimidone e la
propargite.
I pesticidi sono
killer per l'organismo umano: alcuni principi
attivi, infatti, presenti nei pesticidi, sono
fra le possibili cause dell'endometriosi e
dell'infertilità. Non solo. Il rapporto di
Legambiente ricorda che la diffusione di alcuni
fitofarmaci sistemici in agricoltura sta
determinando una significativa moria delle api.
Legambiente e l'Unione nazionale associazioni
apicoltori italiani hanno scritto ai ministri
della Salute Livia Turco e delle Politiche
agricole Paolo De Castro perché si attivino per
contrastare efficacemente il preoccupante
fenomeno. Ricordando che secondo Albert Einstein,
«se l'ape scomparisse dalla faccia della terra,
all'uomo non resterebbero che quattro anni di
vita».
Tratto da: Legambiente.it
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PESTE delle API -
Dove
comincia l'infezione
I ricercatori
tedeschi hanno compreso uno dei processi
iniziali dell'attacco: i batteri colonizzano
l'intestino delle larve e si nutrono del cibo
ingerito dall'insetto
Un gruppo di
scienziati tedeschi ha scoperto un nuovo
meccanismo di diffusione dell’infezione della
più fatale delle malattie delle api, la peste
americana (Abf, American foulbrood).
L’Abf è l’unica malattia infettiva che può
uccidere intere colonie di api: ogni anno questa
terribile infezione è la causa di ingenti
perdite economiche tra gli allevatori di api di
tutto il mondo e l’unica misura di controllo è
distruggere l’alveare infetto.
In un contributo
pubblicato su Enviromental Microbiology,
Elke Genersch dell'Institute for Bee
Research (Berlino, Germania) e colleghi spiegano
di aver scoperto come l’Abf si diffonde.
Il batterio Panebacillus larvae, responsabile
della malattia, colonizza l’intestino delle
larve di ape, moltiplicandosi all’interno e
sopravvivendo grazie al cibo ingerito dagli
insetti. Quando non arriva più il nutrimento, i
batteri invadono gli organi vitali delle larve,
uccidendole.
Questa scoperta rappresenta una svolta radicale
nel campo delle patologie delle api. Prima,
infatti, si riteneva che la sede di
proliferazione dei batteri fossero gli organi
vitali della larva e non che la moltiplicazione
dei batteri avvenisse all’interno dell’apparato
digerente.
“Adesso che abbiamo
scoperto come si diffonde la malattia, possiamo
cominciare a cercare il modo di impedire la
propagazione dell’infezione”, sostiene il
Professor Genersch. La comprensione delle
interazioni degli agenti patogeni è infatti alla
base dello sviluppo di effettive misure di cura
e controllo delle malattie. (e.r.)
Tratto da: galileonet.it
Commento NdR: Con tutti i
fitofarmaci che vengono immessi sulle piante
nei campi agricoli trattati con la chimica,
questi sono i risultati, il loro sistema
immunitario non e' piu' in grado di
resistere ai batteri che tentano di
colonizzarle, cosi' come avviene nei bambini
vaccinati
che sono anch'essi
immunodepressi !
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Allarme per le api:
insetticidi sotto accusa
Nel
nostro Paese la moria è spaventosa. Le api si
sono ridotte del 40-50%. E a rischio c'è anche
l'alimentazione che dipende, per oltre un terzo,
da coltivazioni impollinate proprio di questi
insetti
Povere api: è in
atto una vera mattanza
E' un allarme mondiale, ma non risparmia
l'Italia. Anzi, la Lombardia è una delle
regioni, con il Piemonte, più colpite: a fare
paura è la moria delle api, dimezzate del 40-50
per cento. Muoiono come mosche anche se la
realtà suona come una battuta.
Ma perchè questi preziosi insetti sono
falcidiati ? Sotto accusa sono alcuni potenti
insetticidi,
responsabili della moria.
A rischio c'è anche l'alimentazione che dipende,
per oltre un terzo, da coltivazioni impollinate
proprio di questi insetti. "Se le api
dovessero davvero estinguersi l'umanità
rischierebbe una carestia a livello mondiale",
sottolinea, senza mezzi termini, l'etologo
Giorgio Celli, docente all'Istituto di
Entomologia all'Università di Bologna.
I danni, comunque, si contano già. L'Unione
degli apicoltori italiani (Unaapi) stima una
perdita economica per la mancata impollinazione
di 250 milioni di euro.
Tratto da: laprovinciadivarese.it
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